Indice dell’articolo
- Gennaio: Platone
- Febbraio: Aristotele
- Marzo: Epicuro
- Aprile: Seneca
- Maggio: Sant’Agostino
- Giugno: Cartesio
- Luglio: Immanuel Kant
- Agosto: Arthur Schopenhauer
- Settembre: Friedrich Nietzsche
- Ottobre: Søren Kierkegaard
- Novembre: Sigmund Freud
- Dicembre: Albert Camus
- Approfondisci
- Il corpo e lo sguardo: la fenomenologia del desiderio e dell’esporsi
- Freud e Romain Rolland: il sentimento oceanico tra psicoanalisi e mistica
- Edipo, Amleto e I fratelli Karamazov: tre capolavori sul parricidio secondo Freud
Ogni mese diventa un’occasione per approfondire idee che hanno attraversato i secoli, offrendoci prospettive diverse sulla felicità. Ma esistono davvero ricette infallibili per la felicità? O forse dovremmo imparare ad accettare che alcune delle nostre speranze più ambiziose resteranno sempre un po’ fuori portata?
I grandi filosofi si sono interrogati su questi temi e ci hanno lasciato riflessioni profonde e ispiratrici. Ecco alcune delle loro citazioni più significative, accompagnate da spunti di riflessione filosofica per guidarti nel tuo personale cammino. Alla fine, la scelta è solo tua.
Gennaio: Platone
“La virtù è la strada maestra verso la vera felicità.”
(Riferimento generale ai Dialoghi platonici)
All’inizio dell’anno, Platone ci ricorda che il bene e il giusto sono imprescindibili: la felicità non è un’emozione fugace, ma la conquista di un equilibrio in cui l’anima si armonizza con la virtù.
Febbraio: Aristotele
“La felicità consiste in un’attività dell’anima conforme alla virtù.”
(Etica Nicomachea)
Nel mese più breve, Aristotele si concentra sulla pratica virtuosa, che trasforma le azioni quotidiane in terreno fertile per la serenità duratura. È un invito a vivere con coerenza e moderazione.
Marzo: Epicuro
“Il piacere è il principio e il fine di una vita felice.”
(Lettera a Meneceo)
Con l’arrivo della primavera, Epicuro ci sprona a godere dei piccoli piaceri e a evitare gli eccessi dannosi. La felicità per lui è semplice: un tetto, cibo essenziale, buoni amici, e il cuore libero da paure.
Aprile: Seneca
“Felice è colui che è pago della propria ragione.”
(Lettera a Lucilio, rielaborazione del concetto stoico)
Mentre la natura rifiorisce, Seneca ci rammenta la solidità della saggezza: accettare ciò che è fuori dal nostro controllo e impegnarci in ciò che è nelle nostre mani. Così, l’agitazione si trasforma in serenità interiore.
Maggio: Sant’Agostino
“Il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te.”
(Le Confessioni)
Maggio, stagione di speranza e rinnovamento, richiama Sant’Agostino: la felicità è un anelito profondo dell’anima, una sete di verità che richiede introspezione. L’inquietudine è il motore della ricerca spirituale.
Giugno: Cartesio
“Il buon uso della ragione e la volontà ben orientata conducono alla felicità.”
(Riferimento alla filosofia cartesiana sulla virtù e la morale)
All’inizio dell’estate, Cartesio suggerisce che la felicità dipende dalla chiarezza delle idee e dalla fermezza delle decisioni. Conosci te stesso e governa con equilibrio la tua volontà: ecco la strada della gioia.
Luglio: Immanuel Kant
“La felicità è un concetto talmente indeterminato che nessuno può dire con certezza cosa sia.”
(Fondamenti della metafisica dei costumi)
Nel pieno del caldo estivo, Kant ci richiama alla ragionalità: la felicità sfugge a definizioni univoche, ma scegliere di agire secondo principi morali ci dona una pace interiore che non dipende dai capricci del caso.
Agosto: Arthur Schopenhauer
“L’unica felicità è, forse, non essere mai nati.”
(Il mondo come volontà e rappresentazione)
Mese di vacanze e relax, ma Schopenhauer ci propone una visione fosca: la vita è dolore e noia. Tuttavia, la sua sfida ci sprona a ridimensionare illusioni e desideri, per trovare un quieto rifugio nell’accettazione del reale.
Settembre: Friedrich Nietzsche
“Per ottenere la felicità, bisogna essere pronti a cambiare in se stessi ciò che dev’essere cambiato.”
(*Rielaborazione di pensieri da La gaia scienza e Così parlò Zarathustra)
Con l’autunno alle porte, Nietzsche sprona a un coraggio radicale: rimettere in discussione valori e convenzioni, riconoscere il caos dentro di noi e trasformarlo in nuova vita. La felicità nasce dal superamento di sé.
Ottobre: Søren Kierkegaard
“La felicità autentica si riconosce negli istanti in cui l’eterno sfiora il tempo.”
(Sintesi del pensiero esistenzialista di Kierkegaard)
In ottobre, tra foglie che cadono e giornate sempre più corte, Kierkegaard indica una felicità che abita nello slancio di fede e nell’impegno individuale: trovare significato nella finitezza umana e compiere scelte autentiche.
Novembre: Sigmund Freud
“La felicità è un problema individuale, spesso limitato dalle esigenze della civiltà.”
(Il disagio della civiltà, rilaborazione in chiave sintetica)
Novembre porta riflessioni più profonde. Freud, padre della psicoanalisi, mette in guardia dal peso delle regole sociali e delle pulsioni interiori. Nel difficile equilibrio fra impulsi e restrizioni, cerchiamo spiragli di benessere.
Dicembre: Albert Camus
“Bisogna immaginare Sisifo felice.”
(Il mito di Sisifo)
Dicembre chiude l’anno con Camus con una riflessione sull’assurdo, che vede la vita come un’impresa assurda eppure nobilissima. Riconoscere l’assenza di un significato ultimo nella vita non ci priva della felicità, ma ci dona una dignità straordinaria. La vera forza sta nell’abbracciare l’assurdo e continuare a vivere con intensità.
Ogni mese – un filosofo, una riflessione. Dalla Grecia antica all’Europa moderna, questi grandi pensatori ci spingono a riconsiderare la nostra idea di felicità.
Alla fine dell’anno, potremmo scoprire che il vero segreto sta nell’esercitare costantemente il nostro spirito critico e nel coltivare l’armonia con noi stessi e col mondo.
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