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Il significato della filosofia nell’analisi esistenziale. Prof. Lodovico Berra

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Lodovico Berra, Psichiatra Psicoterapeuta, Psicoanalista, Direttore SSCFF & ISFiPP

Nel contesto dell’analisi esistenziale è necessario interrogarsi sul significato e sulla funzione della filosofia, per meglio distinguerla dall’approccio psicologico.

Ogni intervento è infatti preceduto e sostenuto da un determinato atteggiamento di fondo, il quale non solo orienta il lavoro del professionista, ma incide profondamente sull’andamento e sugli esiti del processo analitico.

La consapevolezza del proprio atteggiamento non può essere considerata un elemento secondario, bensì rappresenta la condizione di ogni prassi significativa. Per questo motivo è essenziale chiarire che l’analisi esistenziale richiede un atteggiamento filosofico come modalità costitutiva del suo orientamento metodologico.

Per atteggiamento si intende una disposizione mentale relativamente stabile, che orienta il soggetto a osservare e rispondere in modo peculiare alle situazioni del mondo. In ambito analitico-esistenziale l’atteggiamento determina il modo in cui il mondo viene percepito, interpretato e abitato, tanto dal professionista quanto dal cliente.

Karl Jaspers, nella Psicologia delle visioni del mondo (1919), sottolinea come solo all’interno di atteggiamenti condivisi sia possibile la comprensione reciproca tra gli esseri umani:

«Solo all’interno degli stessi atteggiamenti gli uomini entrano in comunicazione gli uni con gli altri, comprendendosi reciprocamente. Se gli atteggiamenti sono diversi, l’uno vive, pensa, agisce passando accanto all’altro senza toccarlo».

Ne consegue che l’efficacia dell’incontro analitico non dipende unicamente da competenze tecniche, ma dalla qualità della disposizione reciproca a una modalità comune di ricerca. In tale prospettiva la filosofia non è da considerare come un archivio nozionistico e specialistico, ma come forma mentale e postura esistenziale .

Il termine “filosofia” deriva dal greco philo-sophia, ovvero “amore per la sapienza”. Il filosofo non è colui che possiede il sapere, ma colui che — nella consapevolezza della propria ignoranza — si pone in una posizione di costante interrogazione.

Il paradigma socratico rappresenta l’archetipo di questa principio: il sapere di non sapere non è un limite, ma la condizione essenziale per l’autenticità della ricerca. Il modello dialogico in filosofia implica che ogni risposta generi nuove domande.

Come afferma Hans-Georg Gadamer in Verità e metodo (1960): «L’arte del domandare è l’arte stessa del pensare». Porre domande è più difficile che dare risposte, perché l’interrogazione autentica implica già una pre-comprensione e una particolare direzione dell’attenzione. In tal senso l’analista esistenziale non è un tecnico della mente, ma un compagno di ricerca che, attraverso la parola e l’ascolto, co-costruisce con il cliente una comprensione più profonda della sua esperienza.

Fin dalle sue origini la filosofia è stata vista come esercizio di elevazione, processo di ascesa verso forme superiori di conoscenza. In questa prospettiva la filosofia viene considerata come forma di conoscenza suprema, capace di fondare e orientare tutte le altre scienze, organizzandole in un sapere unitario.

Questa elevazione può essere a volte fraintesa come distanza dalla realtà quotidiana. È luogo comune ritenere che il filosofo viva tra le nuvole, lontano dalle esigenze concrete dell’esistenza. Ma proprio questo distacco consente una visione più lucida, più ampia, più radicale.

L’atto filosofico è un ritiro per vedere meglio, un’astensione momentanea dal mondo per poterlo osservare nella sua struttura essenziale. Il filosofo non si limita a indagare la realtà, ma si interroga su di essa trascendendone i dati immediati. Jaspers così vuole rappresentare i filosofi e il luogo ove fare filosofia:

«Da sempre i filosofi tra loro contemporanei si incontrano in alta montagna, sopra un vasto altipiano roccioso. Da lassù lo sguardo spazia. Là, il sole e le stelle sono più lucenti che in qualsiasi altra parte. E l’aria è talmente pura che distrugge ogni opacità, talmente fredda che non lascia levarsi alcun fumo…».

Questa immagine restituisce in modo poetico l’aspirazione alla trascendenza della filosofia: non un sapere tra gli altri, ma un modo di abitare la ricerca, uno stile di interrogazione che osserva da altre prospettive la vita e le sue verità.

L’analisi esistenziale, se vuole rimanere fedele alla sua vocazione originaria, non può ridursi a una pratica psicologica o terapeutica nel senso tecnico del termine. Essa si fonda su una disposizione filosofica che non ricerca la soluzione immediata ma il senso profondo delle cose. È solo attraverso un atteggiamento filosofico di apertura, interrogazione e ricerca che il lavoro analitico può realmente condurre alla trasformazione dell’individuo.

Lodovico Berra, Psichiatra, Psicoterapeuta, Psicoanalista, Direttore SSCF & ISFIPP

Medico specialista in psichiatria, psicoterapeuta e psicoanalista, Fondatore e Direttore della Scuola Superiore in Counseling Filosofico e del Istituto Superiore di Filosofia, Psicologia e Psichiatria.
Ha iniziato ad occuparsi di psicoterapia esistenziale e dei rapporti tra psichiatria e filosofia alla fine degli anni 80, subito dopo la laurea in medicina e chirurgia.
Nel 1998 ha fondato la Scuola Italiana di Psicoterapia Esistenziale (SIPE) e nel 2007 l’Istituto Superiore di Filosofia, Psicologia, Psichiatria (ISFIPP) di cui è attualmente direttore.
Ha studiato e si è perfezionato a Zurigo, Ginevra, Parigi, New York, Boston, Los Angeles.
È autore di una ventina di libri e di un centinaio di articoli su riviste nazionali ed internazionali nel campo della psichiatria, della psicologia e della filosofia.

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