Si può sentirsi parte di qualcosa di infinitamente più grande di sé senza per questo scivolare nella credulità? È possibile aprirsi all’indicibile restando persone razionali?
Nel dicembre 1927 lo scrittore Romain Rolland, premio Nobel per la letteratura, scrive a Sigmund Freud per contestargli un punto preciso: la sua analisi della religione, per quanto acuta, ignora un’esperienza che Rolland conosce bene, quella di un sentimento oceanico — la sensazione di dissolversi in qualcosa di eterno e senza confini. Da quella lettera nasce uno dei carteggi più densi della storia della psicoanalisi, e una domanda che riguarda ancora oggi chiunque si occupi di psiche: che fare delle esperienze mistiche, se non si vuole né negarle né idealizzarle?

Un carteggio insolito: Freud e Romain Rolland
Rolland non è un paziente né un discepolo: è un intellettuale europeo di primo piano, ammiratore della psicoanalisi ma insofferente verso il suo riduzionismo in materia religiosa. Nella sua lettera a Freud sostiene che, indipendentemente da ogni dogma, da ogni Chiesa e da ogni Libro Sacro, esiste una sensazione — che chiama appunto oceanica — di essere in contatto con l’eterno, priva di confini percepibili. Freud risponde con onestà intellettuale non scontata: ammette di non riuscire a trovare in se stesso traccia di un simile sentimento, ma prende sul serio la sfida che Rolland gli pone, al punto da dedicarvi le prime pagine de Il disagio della civiltà (1929).
Che cos’è il sentimento oceanico
Per Rolland si tratta di un’esperienza dai contorni precisi anche se difficile da comunicare: indicibile, perché sfugge alle parole; intuitiva, perché non richiede un ragionamento; passiva, perché non la si produce con un atto di volontà; instabile, perché non dura a lungo. È un’esperienza che Rolland colloca fuori da ogni istituzione religiosa, e che rintraccia tanto nel filosofo americano William James — di cui ammira Le varie forme dell’esperienza religiosa (1902) — quanto in Spinoza, la cui Etica parla di una gioia che nasce dal sentirsi parte della sostanza infinita (per un inquadramento rigoroso, la voce della Stanford Encyclopedia of Philosophy su Spinoza).
Freud, lo scettico: dal narcisismo primario alla regressione
Freud non liquida l’esperienza di Rolland, ma le offre una spiegazione che resta rigorosamente dentro il proprio impianto teorico: il sentimento oceanico sarebbe la traccia residua del narcisismo primario del lattante, quel momento in cui il bambino non distingue ancora il proprio Io dal mondo esterno, tutto avvolto e nutrito dal seno materno. L’esperienza mistica, in questa lettura, non è un accesso a una verità superiore ma una regressione a uno stadio psichico anteriore alla separazione tra sé e altro (la voce della Stanford Encyclopedia of Philosophy su Freud ricostruisce bene l’impianto teorico da cui parte questa lettura). Non è un caso che Freud abbia sviluppato posizioni simili anche altrove: ne abbiamo scritto a proposito della sua lettura psicoanalitica dei grandi autori russi, in un approfondimento su Freud, Dostoevskij e il complesso edipico.
Oltre Freud: le altre voci psicoanalitiche
La lettura freudiana non ha chiuso la questione all’interno della stessa psicoanalisi. Nei decenni successivi, autori legati alla tradizione delle relazioni oggettuali hanno riletto l’indistinzione originaria tra Io e mondo non solo come un deficit da cui l’adulto si è fortunatamente emancipato, ma anche come una capacità psichica che, in condizioni sane, rimane disponibile per tutta la vita: la capacità di lasciarsi assorbire in un’esperienza — musicale, estetica, contemplativa — senza il costante controllo dell’Io vigile. In questa prospettiva, più vicina a quella di Rolland che a quella del primo Freud, il sentimento oceanico non è solo una regressione ma anche una risorsa: la capacità di attenuare temporaneamente i confini dell’Io senza perderli, per poi ritrovarli arricchiti. È una tensione — tra il sentimento oceanico come sintomo e come risorsa — che attraversa tutta la storia successiva della psicoanalisi, senza una risoluzione definitiva.
William James e Spinoza: le altre voci in campo
Rolland non costruisce la sua posizione dal nulla: la innesta su due tradizioni distinte. Da James eredita l’idea che gli stati di coscienza mistici, per quanto minoritari, meritino di essere studiati come dati psicologici legittimi, non liquidati a priori come patologia (per approfondire, la voce della SEP su William James). Da Spinoza eredita invece l’idea di una connessione razionale, non superstiziosa, con la totalità del reale: sentirsi parte della sostanza infinita non è un atto di fede, ma quasi una conseguenza logica di una certa comprensione filosofica del mondo.
Tra misticismo e New Age: dove passa il confine
La domanda che il dossier di Philosophie Magazine dedicato al sentimento oceanico rimette al centro è di stringente attualità: come ci si può aprire all’indicibile senza scadere nella credulità new age? La risposta implicita nel carteggio Freud-Rolland è che la differenza non sta nel contenuto dell’esperienza, ma nel modo in cui la si tratta dopo averla vissuta. Chi trasforma un’intuizione mistica in certezza dogmatica, in guru da seguire o in sistema totalizzante, scivola verso la credulità. Chi la accoglie come un dato psichico reale, da interrogare con lo stesso rigore riservato a qualunque altra esperienza umana, resta dentro un esercizio filosofico legittimo. È lo stesso equilibrio tra apertura ed esame critico che avevamo incontrato parlando di Deleuze, la mindfulness e il senso di una vita autentica.
Il sentimento oceanico nella ricerca contemporanea
Il dibattito aperto da Rolland non è rimasto confinato agli anni Venti. La ricerca contemporanea sugli stati di coscienza ha sviluppato strumenti per misurare empiricamente esperienze molto simili a quella descritta nel carteggio: tra le scale psicometriche più utilizzate negli studi sugli stati alterati di coscienza figura una sottoscala chiamata proprio oceanic boundlessness, “illimitatezza oceanica”, che misura sensazioni di unità, dissoluzione dei confini dell’Io e connessione con l’universo. Il fatto che la psicologia sperimentale abbia sentito il bisogno di dare un nome tecnico a un’esperienza descritta da uno scrittore un secolo fa è di per sé un indizio che Rolland aveva individuato un fenomeno reale e ricorrente, non un’invenzione letteraria. Questo non significa che ogni interpretazione new age dell’esperienza sia legittima: significa che il fenomeno di partenza merita di essere preso sul serio, distinguendolo dalle narrazioni che vi si costruiscono sopra.
Perché la psicoanalisi e la filosofia se ne occupano ancora
Cent’anni dopo quel carteggio, la domanda di Rolland non ha perso urgenza: in un’epoca che alterna iperconnessione e crisi di senso, molte persone cercano un’esperienza di connessione con qualcosa di più grande senza necessariamente aderire a una religione codificata. Riconoscere che questa ricerca è legittima, e insieme mantenere gli strumenti critici per distinguerla dalla credulità, è un compito che riguarda tanto l’analisi esistenziale quanto la filosofia clinica: chi desidera approfondire questo lavoro sul senso può leggere anche il nostro percorso di Analisi Esistenziale e significato della vita.
Domande frequenti
Che cos’è il sentimento oceanico secondo Romain Rolland?
È la sensazione, indicibile e intuitiva, di essere in contatto con qualcosa di eterno e senza confini, indipendente da qualunque dogma o religione istituita.
Perché Freud era scettico verso questa esperienza?
Perché non riusciva a rintracciarla in se stesso e la spiegava come traccia residua del narcisismo primario infantile, un ritorno psichico allo stadio in cui il neonato non distingue ancora il proprio Io dal mondo esterno.
Che ruolo hanno William James e Spinoza in questo dibattito?
James legittima lo studio scientifico degli stati mistici come dati psicologici reali; Spinoza offre un modello filosofico di connessione razionale, non superstiziosa, con la totalità del reale.
Qual è la differenza tra spiritualità laica e New Age?
Sta nel modo in cui si tratta l’esperienza dopo averla vissuta: trasformarla in dogma o in sistema totalizzante porta verso la credulità, mentre interrogarla con rigore critico la mantiene dentro un esercizio filosofico legittimo.
Il sentimento oceanico è una forma di regressione psichica?
Per Freud sì, era un residuo del narcisismo primario; altre letture, da James a Rolland fino alla psicoanalisi successiva, lo considerano invece anche una risorsa psichica autonoma, non necessariamente patologica o regressiva.
Medico specialista in psichiatria, psicoterapeuta e psicoanalista, Fondatore e Direttore della Scuola Superiore in Counseling Filosofico e del Istituto Superiore di Filosofia, Psicologia e Psichiatria.
Ha iniziato ad occuparsi di psicoterapia esistenziale e dei rapporti tra psichiatria e filosofia alla fine degli anni 80, subito dopo la laurea in medicina e chirurgia.
Nel 1998 ha fondato la Scuola Italiana di Psicoterapia Esistenziale (SIPE) e nel 2007 l’Istituto Superiore di Filosofia, Psicologia, Psichiatria (ISFIPP) di cui è attualmente direttore.
Ha studiato e si è perfezionato a Zurigo, Ginevra, Parigi, New York, Boston, Los Angeles.
È autore di una ventina di libri e di un centinaio di articoli su riviste nazionali ed internazionali nel campo della psichiatria, della psicologia e della filosofia.
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