,

La forza creativa del jazz. L’insegnamento di Pat Martino

Indice dell’articolo«Mi sono spesso domandato: “Che cosa sono io?”»IntroduzionePat MartinoJazz e tempo presenteJazz e I ChingIl Limbo e il risveglioBibliografiaSitografia«Mi sono spesso domandato: “Che cosa sono io?”» scrive Pat Martino, uno dei più profondi interpreti del jazz contemporaneo. Non si definiva un chitarrista, né un musicista: si definiva semplicemente vita. Accostarsi alla figura di Pat…

Avatar Alberto Rezzi
La forza creativa del jazz. L’insegnamento di Pat Martino

«Mi sono spesso domandato: “Che cosa sono io?”»

scrive Pat Martino, uno dei più profondi interpreti del jazz contemporaneo.

Non si definiva un chitarrista, né un musicista: si definiva semplicemente vita.

Accostarsi alla figura di Pat Martino significa entrare in un universo in cui musica e filosofia non si contrappongono, ma si sostengono e si illuminano reciprocamente. Il suo insegnamento attraversa il jazz, il tempo presente, la saggezza dell’I Ching; e soprattutto ci invita a riconoscere che l’identità più autentica non si trova nelle etichette, ma nell’essere qui, ora.

Ripercorrendo la sua storia – fatta di ascesa, smarrimento e rinascita – esploreremo come il linguaggio musicale possa trasformarsi in via filosofica, e come l’esperienza piena del presente possa diventare la forma più radicale dell’arte: l’arte di esistere.

Alberto Rezzi ci accompagna in questa indagine, entrando nel cuore pulsante del mondo di Pat Martino. Non parleremo soltanto di tecnica o di teoria musicale. Andremo oltre: verso l’esperienza viva dell’improvvisazione come arte di abitare l’istante; verso il jazz come filosofia incarnata.

Seguendo Martino, scopriremo una lezione che supera i confini della musica: imparare ad essere pienamente presenti. Perché il jazz, come la vita, non concede repliche. Accade ora. Oppure svanisce.

Introduzione

Pat Martino

Pat Martino

«Mi sono spesso domandato: “Che cosa sono io?”. Non sono un chitarrista; non sono un musicista. Perché in fin dei conti mi pare che questo non sia di alcun interesse. Sono più interessato a tutto ciò che riguarda il fenomeno della vita nella sua globalità […] In realtà, le parole Io sono mi bastano» (Martino, 2011, p. IX).

Il mio primo impatto con la figura di Pat Martino (1944-2021) non ha avuto a che fare solo con la sua musica e i suoi formidabili dischi jazz, ma anche con la sua straordinaria qualità di pensatore. Ascoltando un’intervista nella quale presentava la sua autobiografia Here and Now sono rimasto catturato dal suo modo di esprimersi, dalla serenità che traspariva dai suoi racconti, ma soprattutto dal mondo interiore che rivelava alla luce delle sue intense esperienze di vita. Da quel momento ho iniziato un viaggio di esplorazione del suo universo umano e artistico che mi ha portato a entrare in contatto con alcune delle idee e delle intuizioni che Martino ha maturato sull’esistenza.

«Chi guarda fuori, sogna. Chi guarda dentro, si sveglia», recita la citazione di Carl G. Jung con cui si apre significativamente il suo libro. E il più importante risveglio, la più grande verità che ci sia dato scoprire, scrive Pat, è la consapevolezza di ciò che ognuno di noi fondamentalmente è: vita. Approdare a questa illuminazione, solo apparentemente banale, significa entrare in contatto con una dimensione spirituale che supera qualsiasi altra conoscenza, abilità o tecnica: l’arte stessa, infatti, non è che uno dei sentieri che ci portano a sondare questa verità.

Bimbetto smilzo di origini italiane cresciuto a South Philadelphia e diventato un prodigio della chitarra in giovanissima età, Pat ha conosciuto una straordinaria ascesa per poi passare attraverso abissi che ne hanno segnato la graduale trasformazione. Vittima di una malformazione artero-venosa congenita nota come MAV, ha superato non solo gli effetti devastanti di un aneurisma cerebrale che ne stava per decretare la fine, ma anche quelli di un intervento chirurgico che gli ha sì salvato la vita, ma lo ha lasciato privo di memoria, dunque di identità – un tema, questo, affrontato anche in occasione del Convegno ISFIPP tenutosi lo scorso ottobre.

La Filosofia di Pat Martino. La Forza creativa del Jazz, di Alberto Rezzi
La Filosofia di Pat Martino. La Forza creativa del Jazz, di Alberto Rezzi

Dopo essere diventato un artista di fama internazionale, si è improvvisamente ritrovato in un limbo sconcertante, sospeso tra un passato annientato dall’oblio e un futuro nebuloso, sordido, vuoto. L’evaporazione della memoria lo ha privato infatti non solo della capacità di suonare, attorno alla quale aveva costruito gran parte della propria identità, ma per un certo periodo anche della voglia di vivere.

In questa condizione, tuttavia, Martino ha scoperto gradualmente la via verso il risveglio: quel tempo presente che fino a prima gli appariva totalmente sganciato dalla sua storia, dunque privo di senso, si è presentato alla sua coscienza come la dimora più stabile e sicura in cui abitare. Ne ha colto in profondità l’essenza per nulla sfuggente, e nell’inesorabile trascorrere degli attimi ha individuato un baricentro nitidissimo: l’ora, qui, adesso. Here and Now, come recita il titolo della sua autobiografia.

La realtà vera. L’esser-ci più radicale. Il momento che, pur nel suo divenire e trascorrere, è. La vita presente. La vita. Il punto fermo. Io sono, io ci sono, adesso. È in questo istante la mia vita come quella di ogni altra cosa vivente. Passato e futuro, l’uno con il suo carico di ricordi andati perduti, l’altro con il suo peso di attese che limitano e legano il libero fluire dell’esistenza, possono diventare così dimensioni meno opprimenti.

Gravitando attorno al nucleo di questo risveglio e passando attraverso anni di ricostruzione di sé e del proprio mondo, Martino è riuscito via via a ri-apprendere molte cose dimenticate, compresa la capacità di suonare e di farlo al suo formidabile livello. Il suo ritorno sulla scena musicale non ha però più avuto come protagonista soltanto uno dei più grandi chitarristi jazz al mondo, ma anche un uomo gentile che ha saputo sviluppare una straordinaria sensibilità spirituale nei confronti della sua stessa esistenza.

Questo fa di lui una figura di grande ispirazione, la cui evoluzione ci offre la traiettoria di un uomo in grado di giungere a quella che, secondo lui, è l’illuminazione decisiva: imparare ad abitare il nexus, il nucleo dell’istante,

«il punto che incontra tutti i punti, la neutralizzazione delle infinite ed elusive dicotomie […] Questa è la conclusione a cui sono approdato nella mia esistenza, essere nel qui e ora, il luogo dove si prendono decisioni intuitive» (Martino, 2011, p. X).

Jazz e tempo presente

Filosofia e Jazz, di Alberto Rezzi, Credits ISFIPP
Filosofia e Jazz, di Alberto Rezzi, Credits ISFIPP

Il suo è, in ultima analisi, un invito a concepire e vivere la musica non a due, ma a più dimensioni. A percorrere con coraggio la moltitudine di opzioni che si aprono a chi mantiene la mente aperta alla rete di connessioni presenti tra le cose, a cominciare dall’artista che nel jazz esplora l’affascinante mondo dell’improvvisazione. Un mondo che Pat ha sondato coniugando l’estrema curiosità scoperta da bambino con la capacità visionaria di percorrere vie inesplorate perché apparentemente invisibili.

Per lui l’arte possiede un potere creativo assolutamente personale, e come tale sfuggente a qualsiasi analisi oggettivante e catalogante. È questa forza creativa unica, che dimora in ciascun individuo, ad alimentare ogni forma artistica e a fornire un solido appiglio a cui aggrapparci quando le maree dell’esistenza minacciano di consegnarci all’oblio del tempo.

Nel suo caso, tutto questo si è coniugato in maniera straordinaria con il linguaggio proprio del jazz, una musica che si nutre di intuizioni e di quella che Pat ha definito «la capacità di fare quello che vuoi ogni volta che vuoi». Il jazz non risponde infatti a programmi predefiniti e regole ferree, ma è libera espressione di una spontaneità che per lui è intimamente legata al vissuto di libertà e al piacere del momento presente, nonché all’esplorazione creativa delle potenzialità del suo strumento, veicolo di vere e proprie esperienze estatiche.

Martino stesso ha definito amplificazione spirituale questa esperienza di ricerca, che dalla seconda metà degli anni Sessanta lo ha portato a sondare nuovi territori quali il buddhismo, l’islam e il misticismo orientale. La sua forza creativa, già esplosiva, si è così levigata in anni di rapporto strettissimo con il suo strumento, la chitarra, il veicolo d’elezione da lui scelto per muoversi lungo i binari della propria immaginazione.

Il presente è il tempo del jazz: l’arte del momento per eccellenza, irripetibile e unica, dall’esito sempre incerto. È questa sua essenza che ne determina il fascino e la forza, ma che al contempo rende questa musica una sorta di scommessa, di azzardo. Come spiega Massimo Donà nella sua Filosofia della musica, essendo la comunicazione di una scoperta musicale fatta qui e ora, il jazz è una costruzione estemporanea che reclama nei suoi interpreti la scoperta di un modo altro di abitare il tempo:

«Il jazz, infatti, è musica che cavalca un flusso sonoro che non consente alcuna permanenza determinata; nulla è in esso collocabile negli spazi di una temporalità spazializzata come quella misurata dalle lancette dell’orologio. Nulla è per esso riconducile a una delle tre ipostasi attraverso cui tutti noi siamo abituati a esperire ciò che chiamiamo temporalità. Nulla in esso è in un certo momento passato, in un altro momento presente, e in un altro momento ancora futuro» (Donà, 2006, cap. Il Jazz).

Ancor più radicalmente, è il primato stesso dello spazio a venir meno perché nel jazz

«la verità si decide in rapporto al tempo. […] Il jazz ha a che fare con la natura radicalmente eventuale della verità» (Donà, 2006, cap. Il Jazz).

In altre parole, un brano jazz non trova la propria essenza o verità nello spazio compiuto delineato dallo spartito, bensì nell’evento della sua esecuzione, dunque in qualcosa che sempre si traduce in esistenza empirica, temporale e temporanea. Ogni esecuzione è perciò sempre improvvisazione, rivitalizzazione e decostruzione di qualsiasi partitura pre-costituita.

In questo senso il linguaggio eventuale del jazz, spiega Donà, non ha mai una vera fine giacché la costruzione non può mai dirsi terminata. Tutto è continuo mutamento, continua ricerca, direbbe Eraclito, di un’armonia di tensioni opposte. O, come direbbe il grande sassofonista John Coltrane, quello che si cerca è ignoto, è qualcosa che non è stato ancora suonato, e che quand’anche fosse trovato porterebbe comunque a continuare a cercare…

Pat Martino ha incarnato questo anelito a ricercare nell’arte della musica qualcosa che ancora attende di essere disvelato, sottratto al segreto e al silenzio: se il jazz ha a che fare con una qualche verità, non può quindi trattarsi della verità piattamente intesa come adaequatio, come adeguazione e conformazione alla cosa (allo spartito, ad esempio), ma è semmai un’opera di dis-velamento di qualcosa di nascosto, di toglimento dalla segretezza. Per questo non può prescindere da un continuo rapporto con lo spaesamento, con l’abbandono intrepido delle proprie proprie terre d’origine, alla ricerca di orizzonti e profondità insondate.

D’altronde, si chiede Donà,

«cos’altro è l’essere umano se non un farsi mai pago del proprio risultato? E che sarà dunque tanto più conforme al proprio vero quanto più sentirà il bisogno di ricostituirsi, di rideterminarsi e quindi di aprirsi a sempre nuove possibilità. […] Per questo il rapporto tra jazz e umana esistenza è quanto mai radicale e indistricabile» (Donà, 2006, cap. Il Jazz).

Di questa apertura costante a nuove possibilità espressive Pat Martino è stato una figura emblematica. Ha saputo incarnare le diverse figure dell’artista jazz: strumentista, compositore, improvvisatore, esploratore che procede oltre ogni porto sicuro, e anche laddove si basi su proprie composizioni, spesso tratta questo materiale come una struttura aperta alla manipolazione, soprattutto nelle esibizioni dal vivo.

Jazz e I Ching

Come nell’improvvisazione jazz, anche nella consultazione dell’I Ching, testo chiave della tradizione cinese molto caro a Pat Martino, è decisiva l’esperienza del tempo: non conta il poi, il se, la meta ideale, il passato; conta l’ora, il qui, la realtà in se stessa, nella sua momentanea espressione e manifestazione. Per ogni caso, come per ogni autentica improvvisazione, la sola cosa che conta è la situazione momentanea nella sua totalità: quando il suo cerchio si chiude, semplicemente si fa spazio a un altro cerchio, un’altra situazione, un’altra ri-presa, un’altra take.

Osserva Jung a questo riguardo:

«Mentre la mentalità occidentale pone ogni cura nel vagliare, pesare, scegliere, classificare, isolare, l’immagine che il cinese si fa del momento racchiude ogni cosa fino al più minuto e assurdo particolare, perché l’istante osservato è il totale di tutti gli ingredienti» (I Ching, 1991, p. 17).

Per la filosofia cinese quale emerge dall’I Ching, infatti, l’istante non è l’esito di una catena di eventi causali, bensì una configurazione di eventi accidentali che assumono la massima importanza nella loro manifestazione del momento, nella coincidenza e interdipendenza degli eventi nello spazio e nel tempo: è questo a fare di ciascun evento una struttura psicofisica unica e irripetibile, un frammento in sé fragilissimo eppure compiuto.

In questo senso l’occasionalità e l’improvvisazione che sostanziano il jazz sono «una scuola primaria di autenticità del musicista» (Gaslini, 2002, p. 130): poiché infatti in esso «non è assolutamente possibile la musica a programma», il musicista è alla costante ricerca della «possibilità inespressa e costitutivamente improgrammabile» della sua arte, la quale si presta ad una

«personalizzazione da ultimo sempre tecnicamente ingiudicabile […], che rinvia in primis alla perfetta libertà timbrica di un esecutore che è sempre anche legislatore del proprio terreno di ricerca» (Donà, 2006, cap. Il Jazz).

Il Limbo e il risveglio

«Dopo essermi risvegliato a seguito dell’intervento non ricordavo nulla. Ma non era una sensazione disorientante. Se avessi saputo di essere stato un chitarrista, se avessi saputo che le due persone che stavano al mio capezzale in ospedale erano in realtà i miei genitori, avrei provato i sentimenti che si confanno a quanto era successo […] Ma non fu doloroso, perché per me erano solo degli estranei […] Non avevo assolutamente idea che ci fosse stata una mia carriera. La sola cosa che sapevo riaprendo gli occhi era… adesso, ora. Sono qui. Sono vivo» (Martino, 2011, p. 1).

Così Pat descrive il risveglio dal coma e dall’intervento che nel 1980 gli ha salvato la vita ma lo ha lasciato vittima di un’amnesia pressoché totale. Non riconosce nessuno e non ricorda neppure il suo nome; si sente come svuotato, neutralizzato. L’operazione è riuscita, ma i suoi effetti sono destinati a mettere profondamente a soqquadro la sua identità provocandogli una sorta di disconnessione da se stesso, dal suo passato e da tutto il suo mondo trascorso. Quello che lo attende ora pare assumere i tratti di un Limbo dantesco.

Una volta dimesso si stabilisce a casa dei genitori con di fronte a sé un periodo difficilissimo fatto di riabilitazione, ricoveri, disparati trattamenti farmacologici e pesanti cure antidepressive. Vive come una sorta di zombie, stordito, sradicato e impigliato nella sua stessa ragnatela per diversi anni.

Nell’autobiografia racconta come da quel momento abbia avuto inizio una lunga fase della sua vita che non è possibile definire semplicemente guarigione o recupero: per lui si è trattato piuttosto di un’autentica metamorfosi, di una lenta ma radicale trasformazione e ridefinizione di sé. La cancellazione della memoria lo ha privato infatti non solo dei ricordi autobiografici, ma anche della capacità di suonare: non ha in sostanza alcuna reminiscenza della sua precedente carriera di chitarrista.

Quando Pat comincia però a riemergere e a ritrovarsi, riaffiora in lui lo spirito fanciullesco di chi si avvicina per la prima volta alle cose, con ingenuità e spontaneità. È come se in lui avesse avuto luogo, spiega, una sorta di compressione degli angoli legati al passato e al futuro che gli ha permesso di sganciarsi progressivamente dalla duplice dipendenza dal primo tramite l’esperienza e dal secondo attraverso la speranza:

«Dopo l’operazione probabilmente queste due cose – la dipendenza dal passato e la speranza nel futuro – risiedevano in quella parte del cervello che era stata dissezionata e rimossa. Ma quello che mi era stato lasciato era l’ora, senza più alcun interesse per il futuro o per il passato; è qui che ha iniziato a prendere piede la trasformazione» (Martino, 2011, p. 77).

Alla stregua d’un uomo senza passato, Pat è costretto a vivere nel puro presente: una prospettiva che può rivelarsi tanto sconvolgente quanto liberatoria poiché sgombra dai pesi della propria storia e dalla rincorsa fremente a determinati obiettivi. Nondimeno, scopre che non tutto è irrimediabilmente perduto: quello che gli rimane è la meravigliosa forza attrattiva dell’istante, dell’adesso percepito e vissuto, quintessenza di tutto ciò che esiste e a cui merita prestare attenzione e cura. Il presente, ciò che è inconfutabilmente vivo, è del resto l’unica dimensione autenticamente reale, a differenza del passato, che è stato e non è più, e dell’avvenire, che non è ancora.

Questa epifania del qui e ora, puro risveglio dell’essenza del tempo, si rivela in se stessa una nuova idea creativa per Pat. Da questa angolatura coglie sempre più nitidamente il velo di illusioni che siamo soliti proiettare sulle nostre esperienze e trasforma il difficilissimo periodo attraversato in un proficuo insegnamento. Su queste basi comincia a ridefinire il perimetro della sua esistenza, in un cammino che lo porta a prendere coscienza che l’unica vera realtà è ora, il momento presente. Così rivolge la sua esclusiva attenzione alla vita che si dà adesso, sempre più consapevole di essere anzitutto una forma vivente entro uno specifico veicolo corporeo e di quanto siano evanescenti le cose a cui siamo soliti aggrapparci.

Spogliarsi di questo manto di illusioni è un sentiero che può condurre a una profonda illuminazione: attraverso la fluida esplorazione di ciò che si dà istante dopo istante è infatti possibile non essere più soggetti al gioco duale degli opposti ed essere completamente aperti all’esperienza del momento, godendo anche delle cose inattese e delle esperienze minime che l’istante porta con sé.

In forza di questa prospettiva rinnovata Pat Martino non solo è tornato a essere un chitarrista jazz di fama internazionale, in grado di tenere concerti in tutto il mondo fino a poco tempo prima di lasciarci, ma ha saputo testimoniare con la sua esistenza e la sua musica una precisa direzione esistenziale: quella di «un essere umano che ha deciso di vivere e di assaporare la vita, cosa che non avevo affatto capito prima degli interventi. Quello che conta è l’ora. Sono vivo. Sono vita. Io sono».

Bibliografia

P. Martino, Here and Now! The Autobiography of Pat Martino, Backbeat Books-Hal Leonard Corporation, 2011.

M. Donà, Filosofia della musica, Bompiani, Milano 2006, versione ebook.

G. Gaslini, Il tempo del musicista totale, Baldini e Castoldi, Milano 2002.

A. Rezzi, La filosofia di Pat Martino, Mimesis, Milano 2019.

I Ching. Il Libro dei Mutamenti, Adelphi, Milano 1991, con Prefazione di C. G. Jung.

Sitografia

https://isfipp.org/nostra-memoria-identita-personale-lavoro-autobiografico

https://www.planetguitar.it/pat-martino-la-chitarra-come-matrice/

https://www.albertorezzi.it/2020/10/13/jazz-e-filosofie-orientali-chitarra-e-i-ching-larte-della-perseveranza/

Alberto Rezzi, Filosofo, Counselor Filosofico ISFIPP
Docente SSCF & ISFIPP at  | alberto.rezzi@isfipp.org | Web

Alberto Rezzi è Counselor Filosofico Professionista, diplomato presso la Scuola Superiore di Counseling Filosofico (SSCF) e l’Istituto Superiore di Filosofia, Psicologia, Psichiatria (ISFiPP). È laureato in Filosofia della religione e in Psicologia della comunicazione, ambiti che arricchiscono la sua attività di docente presso la SSCF e l’ISFiPP, dove conduce il Laboratorio di lettura testi. Collabora inoltre con l’Università della Terza Età di Rivoli (TO), proponendo percorsi di approfondimento tra filosofia, psicologia e arte.

Redattore, editor e traduttore editoriale da oltre vent’anni, si occupa di testi filosofici, psicologici e artistici tradotti dal tedesco, inglese e francese. Unendo la passione per la filosofia e per la musica, ha pubblicato libri dedicati a Eric Clapton, Pat Martino, Jimi Hendrix e George Harrison, interpretando l’anima musicale attraverso una prospettiva filosofica. Dal 2020 cura una rubrica musicale su Radio Contatto, nel programma Revolution.

Il suo laboratorio di idee, Blog MusicPhilò, è uno spazio libero in cui filosofia e musica si intrecciano, seguendo le suggestioni profonde del pensiero e dell’arte.

L’autore

Alberto Rezzi, Filosofo, Counselor Filosofico ISFIPP
Docente SSCF & ISFIPP at  | alberto.rezzi@isfipp.org | Web

Alberto Rezzi è Counselor Filosofico Professionista, diplomato presso la Scuola Superiore di Counseling Filosofico (SSCF) e l’Istituto Superiore di Filosofia, Psicologia, Psichiatria (ISFiPP). È laureato in Filosofia della religione e in Psicologia della comunicazione, ambiti che arricchiscono la sua attività di docente presso la SSCF e l’ISFiPP, dove conduce il Laboratorio di lettura testi. Collabora inoltre con l’Università della Terza Età di Rivoli (TO), proponendo percorsi di approfondimento tra filosofia, psicologia e arte.

Redattore, editor e traduttore editoriale da oltre vent’anni, si occupa di testi filosofici, psicologici e artistici tradotti dal tedesco, inglese e francese. Unendo la passione per la filosofia e per la musica, ha pubblicato libri dedicati a Eric Clapton, Pat Martino, Jimi Hendrix e George Harrison, interpretando l’anima musicale attraverso una prospettiva filosofica. Dal 2020 cura una rubrica musicale su Radio Contatto, nel programma Revolution.

Il suo laboratorio di idee, Blog MusicPhilò, è uno spazio libero in cui filosofia e musica si intrecciano, seguendo le suggestioni profonde del pensiero e dell’arte.

Formazione ISFIPP

Formazione ISFiPP Filosofia Psicologia Psichiatria

Formazione ISFiPP in Filosofia Approfondisci