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Che cosa significa davvero stare al mondo?
E soprattutto, che cosa accade quando il senso di questa presenza viene meno, quando la sofferenza non è più un sintomo da silenziare ma una domanda che esige risposta?
L’analisi esistenziale nasce proprio da queste domande. Non è una tecnica tra le tante, ma un modo radicalmente diverso di intendere l’essere umano e la cura che gli è dovuta. Un approccio che l’ISFiPP — l’Istituto Superiore di Filosofia, Psicologia e Psichiatria, guidato dal Professor Lodovico Berra — ha scelto come cuore pulsante della propria visione interdisciplinare.
La psicoterapia tradizionale si muove spesso all’interno di un paradigma positivista: il disagio viene identificato, classificato e trattato come un disturbo da correggere. L’obiettivo è l’eliminazione del sintomo, la tecnica è il mezzo privilegiato, e il terapeuta opera come uno specialista che misura e interviene.
L’analisi esistenziale ribalta questa prospettiva. La sofferenza non è un errore di funzionamento; è una frattura dell’autenticità, una crisi di senso che rivela qualcosa di profondo sul modo in cui una persona abita il mondo. Non si tratta di “aggiustare” qualcuno, ma di accompagnarlo a comprendere ciò che il suo disagio sta cercando di dire.
La ricerca di significato, nell’analisi esistenziale, non segue un protocollo standardizzato. È un cammino interiore che si articola lungo alcuni assi fondamentali.
Il primo è il fondamento fenomenologico. Ogni percorso parte dall’ascolto radicale del vissuto — ciò che Husserl chiamava il Lebenswelt, il mondo della vita. Si sospendono i pregiudizi teorici per tornare alla cosa stessa dell’esperienza, riconoscendo che ogni individuo è unico e che non esistono risposte universali.
Il secondo asse è la sofferenza come crisi di senso. Il dolore psichico non viene etichettato né liquidato: viene interrogato. Che cosa manifesta della vita della persona? Del suo progetto esistenziale? Del suo modo di stare nel mondo? Sono domande che aprono spazi di consapevolezza impossibili da raggiungere con la sola classificazione diagnostica.
Il terzo pilastro è il confronto con la libertà e la responsabilità. L’essere umano è, come scriveva Sartre, “condannato alla libertà”: chiamato costantemente a scegliere e a dare forma al proprio destino. Riconoscere questa condizione — senza fuggirla né subirla — trasforma l’individuo da soggetto passivo a creatore attivo del proprio significato.
Infine, la finitezza. La consapevolezza della morte non è un tabù da evitare, ma un invito a vivere con maggiore pienezza. È il limite estremo che definisce la vita e ci ricorda che essa è tutto ciò che abbiamo. Affrontare apertamente questo confronto non paralizza: libera.
Se nella psicoterapia tradizionale il terapeuta è spesso uno “specialista del sintomo”, nell’analisi esistenziale diventa un testimone empatico. La cura non risiede in una tecnica applicata dall’esterno, ma nella qualità della relazione autentica tra due persone.
Analista e paziente camminano insieme. Non ci sono copioni precostituiti né risposte preconfezionate. C’è invece uno spazio di co-esistenza in cui si esplorano le zone d’ombra della psiche, si costruisce insieme il significato di ciò che conta davvero, e si fa emergere una nuova forma di sentire e di stare nel mondo.
È in questa relazione — viva, presente, mai neutra — che si compie la trasformazione.
L’ISFiPP traduce questa visione in percorsi formativi avanzati: Master, seminari, pubblicazioni che integrano il rigore filosofico di Heidegger e Binswanger con la pratica clinica quotidiana. L’obiettivo è formare professionisti capaci di andare oltre i modelli medici tradizionali, professionisti che sappiano incontrare l’altro nella sua complessità storica e relazionale.
Non è un percorso semplice. Richiede il coraggio di uscire dal pensiero scontato, di affrontare ciò che Kierkegaard chiamava l’angoscia della scelta, di accettare l’ambiguità senza cercare scorciatoie.
In fondo, l’analisi esistenziale ci pone davanti a una sfida tanto semplice quanto radicale: smettere di cercare la felicità come assenza di dolore e iniziare a cercare una vita che sia autentica. Una vita autentica, consapevole, vissuta nella pienezza delle sue contraddizioni.
Non promette soluzioni facili. Non offre formule. Offre qualcosa di più raro e prezioso: la possibilità di restituire voce a quel bisogno originario di verità che abita ogni essere umano.
*Questo articolo è basato sui contenuti approfonditi nel podcast dell’ISFiPP dedicato all’analisi esistenziale. Per saperne di più sui percorsi formativi e le pubblicazioni dell’Istituto, visitate il sito dell’ISFiPP.*
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Medico specialista in psichiatria, psicoterapeuta e psicoanalista, Fondatore e Direttore della Scuola Superiore in Counseling Filosofico e del Istituto Superiore di Filosofia, Psicologia e Psichiatria.
Ha iniziato ad occuparsi di psicoterapia esistenziale e dei rapporti tra psichiatria e filosofia alla fine degli anni 80, subito dopo la laurea in medicina e chirurgia.
Nel 1998 ha fondato la Scuola Italiana di Psicoterapia Esistenziale (SIPE) e nel 2007 l’Istituto Superiore di Filosofia, Psicologia, Psichiatria (ISFIPP) di cui è attualmente direttore.
Ha studiato e si è perfezionato a Zurigo, Ginevra, Parigi, New York, Boston, Los Angeles.
È autore di una ventina di libri e di un centinaio di articoli su riviste nazionali ed internazionali nel campo della psichiatria, della psicologia e della filosofia.
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Master in Analisi Esistenziale
Un percorso dedicato allo studio dell’esistenza, della psicopatologia e della relazione analitica in prospettiva filosofico-esistenziale.










