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Orientarsi con consapevolezza: percorsi, domande e strumenti per scegliere il proprio futuro

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Orientarsi con consapevolezza Life Skils

“Non possiamo scegliere chi siamo, ma possiamo scegliere chi diventare.”

Orientarsi non è compilare un modulo. Non è decidere “cosa farai da grande” in un pomeriggio qualunque. È molto più. È un processo, un lavoro profondo e spesso faticoso. È la capacità di esplorare sé stessi mentre si esplora il mondo. È il punto d’incontro tra conoscenza e desiderio, tra informazione e visione, tra logica e identità.

Negli ultimi anni, l’orientamento è stato ripensato anche dalle istituzioni educative. Le Indicazioni ministeriali più recenti lo dicono chiaramente: orientarsi significa acquisire competenze per vivere. Non si tratta solo di sapere cosa studiare, ma di capire chi sta studiando. E perché.

In questo articolo di Rebecca Impellizzieri, Counselor Filosofico, Docente SSCF & ISFIPP, Formatrice e coordinatrice editoriale, vedremo come il counseling filosofico — in particolare quello di ispirazione esistenzialista — può trasformare l’orientamento in un’esperienza formativa di senso. Affronteremo il ruolo dell’autoconsapevolezza, del pensiero critico, della gestione emotiva, della capacità di scegliere e del pensiero creativo. Perché orientarsi non è solo decidere. È diventare.

E se tutto questo ti sembra già tanto… aspetta di scoprire quanto può cambiare il modo in cui ti guardi dentro.

Oltre la scelta: l’orientamento come processo esistenziale

Quando si parla di “orientamento”, spesso si pensa a un consiglio relativo a una scelta da prendere o alla ricerca di informazioni relative a percorsi di studio o professionali. Ma orientarsi è molto più di questo, come ben chiariscono le più recenti Indicazioni ministeriali in materia: significa iniziare un percorso di conoscenza di sé, di riflessione, di esplorazione del mondo e delle possibilità.

Significa chiedersi: chi sono? che cosa mi interessa davvero? dove voglio andare? come posso arrivarci?. L’orientamento si configura quindi come un processo, un’insieme di competenze da costruire per interpretare la realtà, ascoltare se stesse e se stessi, immaginare il proprio futuro.

Senz’altro, una scelta consapevole si basa anche sulla conoscenza. Per questo, è importante informarsi in modo accurato sui possibili percorsi scolastici, professionali, formativi. Ogni indirizzo ha peculiarità nei contenuti, nei metodi, nelle prospettive future.

Non basta sapere “che cosa si studia”, ma è utile anche capire “come si studia”, con quali strumenti, in quale ambiente. Ma la sola informazione non basta. L’orientamento è anche – e soprattutto – una questione personale. Nessuna scelta sarà davvero “giusta” se non tiene conto di chi sei, che cosa ti piace, che cosa sogni, quali sono i tuoi valori.

Autoconsapevolezza e pensiero critico: competenze per conoscersi

Orientarsi con consapevolezza - Life Skills
Orientarsi con consapevolezza – Life Skills. Credits Getty Image

Il counseling filosofico di ispirazione esistenzialista offre una cornice teorica e strumenti metodologici per lavorare sull’attivazione delle life skills (“Competenze di vita”, OMS 1993), il cui sviluppo è implicato e sollecitato nell’ambito dei processi di orientamento. Tra queste, in primo luogo, l’autoconsapevolezza, che, secondo l’OMS,

«comprende il riconoscimento di noi stessi, del nostro carattere, dei nostri punti di forza e delle nostre debolezze, desideri e preferenze».

L’autoconsapevolezza coincide con la conoscenza della propria visione del mondo. Chiarificando la propria visione del mondo, si apprende a essere autonomi e in grado di affrontare difficoltà esterne e conflitti interiori, acquisendo sempre maggiore fiducia in noi stessi.

La visione del mondo personale è composta da una serie di “pezzi” di natura diversa: da un lato, idee ereditate in modo acritico dall’educazione e rafforzate da valori frutto di costruzione sociale; si pensi anche al ruolo delle piattaforme e dei social network nel plasmare il nostro immaginario, magari con modelli aspirazionali del tutto irrealistici.

Dall’altro, da giudizi che ci rispondono e ci corrispondono in modo diverso, ossia che siamo in grado di fondare e argomentare in modo autentico, coerente con la nostra “filosofia personale”. Il contrasto tra le diverse parti che compongono la visione del mondo può generare una crisi esistenziale ed essere alla base di aspetti cruciali e irrisolti.

Si rivela allora necessario compiere un lavoro ermeneutico sui pregiudizi interiorizzati o bias cognitivi che agiscono in noi inconsapevolmente, attivando un’altra importante life skill, ossia il pensiero critico. Il pensiero critico è

«la capacità di analizzare informazioni ed esperienze in modo oggettivo. Il pensiero critico può contribuire alla salute aiutandoci a riconoscere e valutare i fattori che influenzano gli atteggiamenti e i comportamenti, come i valori, la pressione sociale e i mezzi di comunicazione» (OMS, 1993).

Il filosofo Ran Lahav invita a uscire dalla propria «caverna di Platone», intesa come il perimetro di idee, convinzioni, presupposti che ci condizionano senza che ce ne rendiamo conto. La nostra tendenza usuale è quella di vivere in uno stato superficiale, ma la possibilità di una trasformazione che ci porti da questo a un modo di vivere più pieno e profondo è un tema portante di quelli che Lahav definisce i «filosofi della trasformazione».

I filosofi della trasformazione, tra i quali Nietzsche e Rousseau, descrivono tutti il nostro stato superficiale come governato da schemi rigidi di comportamento, di pensiero, di desiderio, di emozione. .

Emozioni, giudizi e trasformazione: la visione di Martha Nussbaum

L’orientamento è, o dovrebbe essere, prima di tutto un processo di trasformazione. Non solo le idee ma anche le emozioni che le condizionano giocano un ruolo fondamentale nell’orientamento, assumendo come base la teoria neostoica elaborata da Martha Nussbaum, nell’opera L’intelligenza delle emozioni. Si tratta di una teoria ricca e ampia, che tiene conto della complessità delle emozioni, attingendo ai lavori di ricerca della psicologia e dell’etologia.

La tesi centrale sostenuta dalla filosofa è che le risposte emotive agli eventi che ci provocano sofferenza e confusione abbiano spesso alla loro base una serie di giudizi normativi, in cui si mescolano molto facilmente le proprie credenze con quelle ereditate o frutto di convenzioni sociali. Un esame razionale dei giudizi a esse sottostanti può aiutare ad affrontare il problema e a individuare le risposte cercate nell’ambito della propria visione del mondo.

Anche le emozioni, quindi, possono essere analizzate in termini di idee che compongono la nostra visione del mondo. Ad esempio, il senso di colpa per una scelta o desiderio diversi da ciò che vorrebbero i nostri genitori per noi può basarsi su una precisa idea o concezione di “famiglia” come luogo armonico e immune da conflitti profondi, idea che può essere decostruita attraverso un preciso esame razionale proprio partendo da una concettualizzazione: “Che cos’è per te la famiglia? Quali ne sono i valori fondanti?”. Il lavoro di chiarificazione e revisione della visione del mondo è preliminare all’elaborazione del progetto di vita, che, nei termini del counseling filosofico di ispirazione esistenzialista, si definisce “progetto esistenziale”: una sorta di mappa o disegno, all’interno del quale possono essere inseriti gli obiettivi a medio e lungo termine. Il progetto esistenziale corrisponde in qualche modo al senso della nostra vita.

L’arte della decisione e la consapevolezza della perdita

Se mettere a fuoco il proprio progetto di vita significa tracciare delle strade per raggiungere degli obiettivi, vediamo come ad essere attivata sia un’altra importante life skill, ossia la capacità di prendere decisioni consapevoli, scegliendo tra due o più alternative.

Quando riflettiamo su che cosa voglia dire prendere una decisione ci concentriamo sempre sulla scelta intrapresa e non su tutte le altre, le scartate. Ma prendere una decisione implica chiudere la porta ad altre possibilità, rinunciare a delle parti di sé a favore di altre.

La consapevolezza di questa situazione può generare angoscia e provocare un blocco: ogni scelta rappresenta una piccola morte di noi stessi, intesi come coloro che avrebbero potuto compiere in quel momento tutte le altre; nella scelta ci sperimentiamo nella nostra finitezza. Prendere decisioni presuppone perciò che si sia condotto l’esame di sé stessi e dei propri pensieri; che si conoscano gli aspetti emotivi legati alla propensione verso una scelta o verso un’altra; che si abbia una buona comprensione di eventuali giudizi normativi “nascosti” dietro le nostre emozioni, per una loro corretta comprensione.

Pensiero creativo e progettualità in un mondo incerto

Orientarsi con consapevolezza - Life Skills
Orientarsi con consapevolezza – Pensiero creativo – Life Skills. Credits Getty image

Oltre alle competenze più analitiche, di autoconsapevolezza e pensiero critico, che consentono la chiarificazione e la “pulizia” della visione del mondo, nel processo decisionale interviene anche un’altra importante competenza, che si attiva quando immaginiamo gli sviluppi delle strade che intendiamo percorrere.

Si tratta del “pensiero creativo”, che

«agisce in modo sinergico rispetto alle due competenze Decision making e Problem solving, mettendo in grado di esplorare le alternative possibili e le conseguenze che derivano dal fare e dal non fare determinate azioni» (OMS, 1993).

Questa competenza di vita rimanda al cosiddetto pensiero “laterale” o “divergente”, un pensiero non lineare, che esplora direzioni e possibilità alternative e dal quale deriva l’elaborazione di nuove idee.

Nel saggio Il mito dell’intelligenza, Galimberti sostiene l’importanza di sviluppare un’intelligenza divergente, ossia una forma di pensiero che

«invece che accontentarsi della soluzione dei problemi, tenda a riorganizzare gli elementi, fino a ribaltare i termini del problema per dar vita a nuove ideazioni».

L’utilizzo di schemi di pensiero laterale e divergente si rivela particolarmente importante nell’immaginare e costruire un progetto formativo e professionale personalizzato e in evoluzione, nell’ambito di una società V.U.C.A (volatile, incerta, complessa e ambigua), cui spesso non si adattano più paradigmi lineari e prevedibili, che conducano in modo diretto da un percorso di formazione a un’opportunità professionale.

Essere consapevoli di questo e concentrarsi sullo sviluppo delle proprie risorse mentali ed emotive può essere di grande aiuto per guardare all’orientamento con un atteggiamento filosofico e un approccio costruttivo e soddisfacente.
Rebecca Impellizzieri, Filosofa, Counselor Filosofico
Docente SSCF & ISFIPP at  | Rebecca.Impellizzieri@isfipp.org

Rebecca Impellizzieri è counselor filosofica, Docente SSCF & ISFIPP  del Laboratorio di Pratiche Filosofiche e Filosofia nei gruppi. Formatrice e coordinatrice editoriale, da anni si dedica con passione allo sviluppo delle competenze orientative, integrando le pratiche filosofiche all’interno dei contesti educativi e professionali. In qualità di Responsabile e Formatrice per l’Orientamento presso Loescher Editore, progetta e accompagna percorsi che aiutano studenti, insegnanti e adulti a esplorare consapevolmente il proprio cammino formativo ed esistenziale. Il suo approccio coniuga riflessione critica, ascolto profondo e attenzione per la dimensione etica della scelta.

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