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Sonno, sogni ed esistenza

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Sonno, Sogni ed Esistenza. Quadro di Lodovico Berra

Considerazioni su una dimensione profonda della vita mentale

“Se non dormi, impazzisci. Se non sogni, ti perdi.”

Lo dice la scienza, lo sussurra la filosofia. Il sonno non è solo una pausa biologica: è una soglia, un passaggio obbligato verso uno spazio psichico in cui la mente smette di obbedire alle regole del giorno. E in quello spazio, accade qualcosa di sorprendente: sogniamo. Non sempre lo ricordiamo, ma ogni notte — senza eccezioni — ci immergiamo in un mondo che non risponde alla logica ma possiede una coerenza tutta sua, fatta di simboli, ricordi, desideri, paure.

Dormire è un gesto tanto quotidiano quanto misterioso. Nessuno può forzare il sonno. Nessuno può decidere quando e cosa sognare. Eppure, ogni essere umano ne è profondamente dipendente: bastano 48 ore senza dormire per alterare gravemente attenzione, memoria e stato d’animo. Dopo 72, la mente può iniziare a produrre allucinazioni. Dormire, dunque, non è un lusso né una perdita di tempo. È un bisogno primario, come respirare.

E c’è di più. Il sonno non serve solo a “riposare”. Studi neuroscientifici hanno dimostrato che le fasi REM — quelle in cui sogniamo più intensamente — sono fondamentali per la regolazione emotiva, la rielaborazione dei traumi e la costruzione dell’identità. In altre parole: sogniamo per guarire, per capire, per continuare a vivere.

In questo articolo di Lodovico Berra -Psichiatra, Psicoterapeuta, fondatore e direttore della Scuola Superiore di Counseling Filosofico e dell’Istituto Superiore di Filosofia, Psicologia, Psichiatria- esploreremo una tesi affascinante quanto controintuitiva: dormiamo per sognare. Non il contrario. Analizzeremo il significato profondo del sogno, il ruolo del sonno nel nostro equilibrio mentale, e il delicato passaggio che avviene ogni sera quando chiudiamo gli occhi. Scopriremo come il sogno non sia un accessorio della mente, ma una sua necessità profonda — una specie di specchio notturno dell’anima.

Perché il sogno non è evasione. È introspezione.
E talvolta, l’unico modo per ritrovarsi davvero… è perdersi un po’.

ABSTRACT

L’articolo esplora le dinamiche esistenti tra sonno, sogno ed esistenza. Il sonno, necessario per sognare, permette alla mente di immergersi nel proprio mondo interiore, venendo così a rappresentare una particolare forma di introspezione.

A differenza di Freud e Jung, Ludwig Binswanger vede il sogno come una modalità di essere-nel-mondo, mentre Fritz Perls lo considera l’espressione più spontanea dell’esistenza umana.

Nel sogno la mente, libera dalle restrizioni della logica diurna, esplora nuove possibilità creative e simboliche, rivelando aspetti profondi del sé. Attraverso i sogni, l’individuo entra in contatto con emozioni e desideri nascosti, offrendo una comprensione più profonda della propria condizione esistenziale.

Dormire per sognare

Per sognare, è necessario dormire, almeno se intendiamo il sogno vero e proprio, quello che si verifica in quel particolare stato della coscienza denominato “sonno”. Per sognare, dobbiamo abbandonarci a un sonno su cui non abbiamo controllo. Dormire richiede un lasciarsi andare, un abbandonarsi alle forze profonde della nostra mente, accettando di perdere ogni controllo e di sprofondare dentro noi stessi. Non possiamo imporci il sonno: è lui che si impone a noi. Non possiamo semplicemente dirci “adesso mi addormento” oppure “adesso devo sognare” e aspettarci che ciò accada. Dobbiamo usare una serie di espedienti che ci distraggano e ci ingannino, permettendo a questo particolare fenomeno della nostra vita psichica di manifestarsi.

Al contempo, non possiamo evitare di dormire e, di conseguenza, di sognare. Se ci imponiamo di non dormire, alla fine il sonno si prenderà il suo spazio, obbligandoci a perdere il contatto con la realtà esterna. È come se, per vivere, avessimo un bisogno indispensabile di questa modificazione della coscienza che ci allontana dalla vita diurna e ci fa sprofondare in un mondo diverso, in una realtà differente, in una forma di introspezione altrimenti inaccessibile.

Nel sonno si verifica un graduale spostamento dell’attenzione dal mondo esterno verso l’interno. La mente si chiude dentro sé stessa, entrando completamente nel mondo psichico interiore, e l’unica realtà che determina i nostri vissuti diviene quella psichica. Il corpo sembra dissociato dalla mente e solo in presenza di forti stimoli riesce ad affermare la sua presenza.

Durante l’addormentamento, i canali sensoriali si chiudono gradualmente, la comunicazione con il mondo esterno si spegne: si chiudono gli occhi, si trova una posizione comoda e rilassante, si cerca il silenzio e la percezione del proprio mondo interiore si amplifica. Talvolta, questa percezione si accentua a tal punto da interferire con il processo di addormentamento, causando agitazione e inquietudine, a causa di pensieri troppo affollati. Per addormentarci, è necessario che la mente entri in uno stato particolare, diverso da quello della vita quotidiana, che consenta un distacco, un cambiamento. Si pensa a cose rilassanti, si prova a contare, si cerca di svuotare la mente.

Il Sonno

Così, gradualmente, si entra nel sonno. Alcuni vivono l’addormentamento come una sorta di svenimento, con un passaggio improvviso e impercettibile. La mente modifica il suo funzionamento nel momento in cui ci addormentiamo. Per altri, invece, è un processo complesso, lungo e delicato, quasi un rito che consente il verificarsi di questo magico fenomeno.

Una prima domanda che possiamo porci è: perché sogniamo? Spesso il sognare viene visto come un’attività irrazionale, senza senso, che sceglie contenuti della vita diurna e li assembla a caso. Per la sua particolarità, al sogno sono state attribuite molteplici funzioni: premonizione, indicatore di eventi futuri, contatto con altre dimensioni, addirittura con l’aldilà o con mondi paralleli.

Da quanto abbiamo detto, per sognare dobbiamo dormire e, pertanto, potremmo anche domandarci perché dormiamo. Tra le innumerevoli ipotesi, seguiremo quella che sostiene che dormiamo per poter sognare.

Sognare da svegli

Alcuni studiosi (Desoille, 1978) hanno proposto il concetto di “sognare da svegli“, ma non possiamo considerarlo un vero e proprio sogno, bensì una forma di immaginazione. Questo processo si svolge mantenendo parzialmente attiva la coscienza, differenziandosi significativamente dall’attività onirica genuina, che si manifesta durante il sonno e che comporta una completa sospensione della consapevolezza.

Sebbene nel “sogno da svegli“, o anche nello stato di trance ipnotica, possano esserci elementi simili, non possiamo sottovalutare il rapporto tra immaginazione e sogno. Queste somiglianze non cambiano la natura fondamentale del “sognare da svegli” rispetto al vero sogno notturno, poiché la coscienza rimane vigile e attiva nel primo, mentre nel secondo è tipicamente modificata, consentendo una diversa dinamica psichica.

Cos’è il sonno

Il sonno è un fenomeno particolare e unico, in cui la mente entra in uno stato funzionale caratterizzato da una modificazione dello stato della coscienza. Sebbene vi sia chi sostiene che la nostra mente sogni continuamente, anche nello stato di veglia, è sicuramente durante il sonno che si evidenzia in modo più chiaro e netto l’attività onirica.

Il sonno è caratterizzato da una sequenza di fasi che si susseguono (fase 1-2-3-4 del sonno detto non-REM) e che portano come tappa finale al cosiddetto sonno REM. Queste fasi sono state identificate attraverso l’analisi di tracciati elettroencefalografici che evidenziano differenti attività elettriche. La fase REM è stata identificata, oltre che dal tracciato tipico dell’EEG, attraverso la registrazione elettrooculografica che mette in evidenza caratteristici movimenti oculari rapidi (REM da Rapid Eye Movements). Questa fase è stata riconosciuta come momento centrale nella formazione dei sogni ed è stata definita da alcuni studiosi fase del sonno “paradossale”, in quanto si produce una specie di paralisi muscolare, non completa poiché ne sono esclusi il viso, le mani e la zona genitale, con facili erezioni peniene spontanee nell’uomo.

A livello del tracciato EEG si osserva durante la fase REM un’intensa attività elettrica (a dente di sega) che stranamente appare simile al tracciato da svegli, o alla fase iniziale 1 del sonno non-REM. Questo sta a documentare come vi sia un’intensa attività della corteccia cerebrale, che si associa a una modificazione dello stato della coscienza, producendo particolari effetti. La mente risulta così intensamente attiva ma sconnessa dal mondo esterno e immersa dentro sé stessa. Per questo possiamo affermare che il sogno rappresenti una delle esperienze di maggiore introspezione, anche se completamente privata di ogni volontà e rapporto col mondo reale. C’è chi ha considerato un sogno detto lucido, vale a dire un sogno caratterizzato dalla sensazione di controllo di ciò che avviene nell’attività onirica. Ciò però comporta la perdita di uno degli elementi fondamentali che caratterizzano il sogno, e cioè l’annullamento della volontà e del controllo del flusso di pensieri, e quindi non una vera e piena libertà di espressione dell’immaginazione e delle emozioni. Pertanto, dobbiamo considerare il sogno lucido non un vero sogno, ma un’anomalia del funzionamento mentale durante il sonno.

Alcuni ricercatori sostengono che il sognare e il sonno consentono una facilitazione dei processi di memorizzazione, con riorganizzazione del materiale psichico diurno. Ciò è possibile anche se è evidente come nei sogni vi siano certamente elementi acquisiti durante lo stato di veglia, ma con una notevole componente aggiuntiva di aspetti immaginativi. La sceneggiatura del sogno è spesso molto articolata, complessa e con elementi nuovi e originali, con una forte componente emozionale. Nella costituzione del sogno convergono e si combinano elementi mnemonici, eventi della vita diurna cosciente, immaginazione creativa ed emozioni. Il contenuto emotivo è a volte così forte da determinare un vissuto ad alta intensità, equivalente a quelli della vita pratica concreta nel mondo reale, a volte sfociando nei cosiddetti incubi. Questo potrebbe essere un modo che ha la mente per esprimere emozioni che risultano bloccate, non accettate o comunque inespresse. L’attività onirica avrebbe così una funzione di scaricare contenuti emotivi accumulati all’interno della mente, che altrimenti rimarrebbero bloccati. ​

Lodovico Berra, Psichiatra, Psicoterapeuta, Psicoanalista, Direttore SSCF & ISFIPP

Medico specialista in psichiatria, psicoterapeuta e psicoanalista, Fondatore e Direttore della Scuola Superiore in Counseling Filosofico e del Istituto Superiore di Filosofia, Psicologia e Psichiatria.
Ha iniziato ad occuparsi di psicoterapia esistenziale e dei rapporti tra psichiatria e filosofia alla fine degli anni 80, subito dopo la laurea in medicina e chirurgia.
Nel 1998 ha fondato la Scuola Italiana di Psicoterapia Esistenziale (SIPE) e nel 2007 l’Istituto Superiore di Filosofia, Psicologia, Psichiatria (ISFIPP) di cui è attualmente direttore.
Ha studiato e si è perfezionato a Zurigo, Ginevra, Parigi, New York, Boston, Los Angeles.
È autore di una ventina di libri e di un centinaio di articoli su riviste nazionali ed internazionali nel campo della psichiatria, della psicologia e della filosofia.


L’autore