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Alle radici del Counseling: da Frank Parsons al Counseling Filosofico

Da dove nasce il bisogno di essere ascoltati, compresi, accompagnati nel chiarire il proprio cammino? Non si tratta solo di psicologia, né soltanto di filosofia. Il Counseling — e in particolare il Counseling Filosofico — è una risposta antica a una domanda profondamente contemporanea: come vivere una vita che ci somigli davvero? Molti parlano di…

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Alle radici del Counseling: da Frank Parsons al Counseling Filosofico

Da dove nasce il bisogno di essere ascoltati, compresi, accompagnati nel chiarire il proprio cammino?

Non si tratta solo di psicologia, né soltanto di filosofia. Il Counseling — e in particolare il Counseling Filosofico — è una risposta antica a una domanda profondamente contemporanea: come vivere una vita che ci somigli davvero?

Molti parlano di Counseling Filosofico oggi, pochi sanno da dove tutto è cominciato.
Chi è stato Frank Parsons? Cosa c’entra un ingegnere statunitense con la pratica filosofica dell’ascolto?
E come si passa dall’orientamento professionale a un confronto autentico sulle domande dell’esistenza?

In questo articolo, Annarita Dibenedetto — Filosofa e Counselor Filosofico Professionista, Docente del Laboratorio di lettura testi e Tutor del Master in Counseling Filosofico SSCF & ISFiPP — ci accompagna alla scoperta delle radici storiche e concettuali del Counseling, esplorando come — da Boston a Bonn, da Carl Rogers a Gerd Achenbach — si sia costruito un percorso che oggi trova piena espressione nel Counseling Filosofico.

Un percorso che intreccia teoria e pratica, radici storiche e prospettive attuali.

Perché comprendere da dove veniamo ci aiuta a capire perché facciamo ciò che facciamo.

E forse, anche, dove stiamo andando.

Quando si parla di Counseling Filosofico, spesso si conosce la filosofia che ne costituisce il fondamento teorico — le sue origini, i suoi sviluppi — ma si ignora cosa sia, in effetti, il counseling, e soprattutto quando, come e perché sia nato. È invece importante acquisire consapevolezza delle origini storiche e concettuali di questa pratica di aiuto, per comprenderne gli intenti attuali attraverso quelli originari e, in virtù di questi, riconoscerne le potenzialità in rapporto alle esigenze della nostra epoca.

1. Le origini orientative del Counseling

Frank Parsons: The Father of Guidance and Counselling
Frank Parsons: The Father of Guidance and Counselling

Il termine “Counseling” viene usato per la prima volta agli inizi del XX secolo da Frank Parsons (1854–1908), ingegnere, giurista e riformatore sociale statunitense. Egli è noto come il padre del vocational guidance (orientamento professionale), ed è considerato il primo ad aver gettato le basi pratiche e teoriche del counseling.

Nel 1908 fondò a Boston il Vocational Bureau, dove aiutava i giovani a scegliere un percorso professionale coerente con le loro attitudini, interessi e opportunità sociali. Il suo operato era rivolto soprattutto alle persone svantaggiate a livello socio-economico, quali ex soldati, necessitati a trovare una ricollocazione nel mondo professionale.

Come illustrato nel suo testo – pubblicato postumo – Choosing a Vocation (1909), una scelta professionale efficace deriva dall’armonizzazione di tre fattori fondamentali: la comprensione di sé, la conoscenza delle opportunità lavorative e la capacità di ragionamento logico per prendere decisioni consapevoli:

“In the wise choice of a vocation there are three broad factors:

  • (1) a clear understanding of yourself, your aptitudes, abilities, interests, ambitions, resources, limitations, and their causes;
  • (2) a knowledge of the requirements and conditions of success, advantages and disadvantages, compensation, opportunities, and prospects in different lines of work;
  • (3) true reasoning on the relations of these two groups of facts.”
    — Frank Parsons, Choosing a Vocation, 1909

Questi tre pilastri – riassunti nel cosiddetto metodo tripartito – sono, ad esempio, alla base anche dell’odierno mentoring per l’orientamento scolastico, iniziativa promossa dall’Istituzione Scolastica Italiana per prevenire divari e contrastare la dispersione scolastica. Ecco perché tale mandato dovrebbe e potrebbe essere affidato tranquillamente a un counselor filosofico, in quanto coerente con gli intenti per cui il Counseling è nato.

Questo modello, nato in risposta a urgenze sociali come l’inserimento lavorativo di giovani e migranti, rappresenta insomma il primo tentativo sistematico di trasformare l’orientamento in una pratica educativa e di accompagnamento consapevole. Il counselor, nel pensiero di Parsons, assume la funzione di facilitatore e guida, mai di prescrittore.

2. Il passaggio al Counseling come relazione d’aiuto

Negli anni successivi, in particolare tra il 1920 e il 1950, il Counseling si espande negli Stati Uniti lungo due direttrici: quella scolastico-orientativa e quella psicologico-clinica.

Per quanto riguarda la prima, è a tutti noto – anche grazie a serie TV e film – come, all’interno delle scuole americane, sia presente la figura del counselor, atta sia ad accompagnare gli studenti nella scelta del loro futuro formativo e professionale, ma anche a supportarli nei momenti di difficoltà derivanti dal vivere la realtà scolastica quotidiana e la relazionalità coi pari.

Carl Rogers fondatore della Psicologia Umanistica
Carl Rogers fondatore della Psicologia Umanistica

La seconda direttrice, invece, trova una svolta decisiva nell’approccio umanistico sviluppato da Carl Rogers (1902–1987) e, successivamente, da Rollo May (1909–1994). Negli anni ’40, infatti Rogers rivoluziona il Counseling introducendo la terapia centrata sul cliente. Rogers enfatizza l’importanza dell’empatia, dell’accettazione incondizionata e dell’autenticità nella relazione terapeutica, sostenendo che ogni individuo possiede le risorse interne necessarie per la crescita personale.

“Quando una persona capisce di essere sentita profondamente, i suoi occhi si riempiono di lacrime. Io credo che, in un senso molto reale, pianga di gioia. È come se stesse dicendo: ‘Grazie a Dio, qualcuno mi ascolta. Qualcuno sa cosa vuol dire essere me’.”
Carl Rogers, citato in Jeremy Rifkin, La civiltà dell’empatia, 2010

Rogers riteneva che il ruolo del counselor fosse quello di facilitare un ambiente in cui il cliente potesse esplorare liberamente i propri sentimenti e pensieri, promuovendo così l’autonomia e l’autorealizzazione.

Rollo Reece May, psicologo esistenzialista
Rollo Reece May, psicologo esistenzialista

Rollo May, psicologo esistenzialista, amplia ulteriormente la pratica del counseling sottolineando l’importanza dell’autenticità e del coraggio nell’affrontare le sfide della vita. Nel suo libro L’arte del counseling (1965),

May descrive il counseling come un processo collaborativo in cui il counselor assiste il cliente nella scoperta del proprio vero sé.

“Compito del counselor è quello di assistere il cliente nella ricerca del suo vero sé e poi di aiutarlo a trovare il coraggio di essere quel sé.”
Rollo May, L’arte del counseling, 1989

May vede, ad esempio, l’ansia non come un sintomo da eliminare, ma come una forza motivante che può spingere l’individuo verso una maggiore consapevolezza e crescita personale.

Il Counseling non è una tecnica meccanica: è un’arte che coinvolge la presenza autentica del counselor. L’efficacia dell’aiuto dipende dalla qualità della relazione e dall’incontro tra due soggettività.

A differenza della psicoterapia clinica, il Counseling – secondo May – si rivolge a persone che non presentano patologie gravi, ma si trovano in fasi di transizione, crisi o ricerca di senso. L’essere umano, in questa prospettiva, è visto come un progetto in divenire, chiamato a scegliere e a dare significato alla propria esistenza.

Ma quello che emerge in maniera lampante da queste due declinazioni di Counseling è la visione antropologica che ne sta alla base, visione che ritroviamo anche nel nostro Counseling Filosofico. Riassumendo, la persona, infatti, è descritta come segue:

  • soggetto della propria vita: costruisce la propria realtà mediante l’interpretazione che ne dà, e ha in sé gli strumenti e le risorse per migliorare la propria esistenza
  • è definita “cliente” e non “paziente”, ha dunque un ruolo attivo nella relazione
  • è auto-normativa, unica e irripetibile
  • prova sofferenza se il suo “sé reale” non coincide con “sé ideale” (incongruenza).

Da tale visione antropologica, conseguono le caratteristiche – a noi ben note – della relazione tra counselor e cliente, ossia un rapporto paritario, fondato sul rispetto della persona del consultante, che va accettato incondizionatamente, che dobbiamo saper leggere al di là delle parole che pronuncia, quindi osservandolo, con obiettività, tenendoci lontani dalle nostre precomprensioni, ascoltandolo attivamente, con empatia ed epoché. Tale rapporto è volto, in May e Rogers, alla progressiva trasformazione della personalità del cliente, in quanto se questi si conosce (consapevolezza), allora potrà tendere a uno “stato di congruenza”, garanzia di libertà e autonomia; nel Counseling Filosofico, invece è funzionale alla chiarificazione della sua visione del mondo e all’individuazione del suo progetto esistenziale (ma non solo).

Già da questa breve sintesi, notiamo come si arrivi – lungo una linea di coerenza e sviluppo – ai prodromi della nostra relazione di aiuto: il Counseling Filosofico.

3. Gerd B. Achenbach e la Philosophische Praxis

Gerd B. Achenbach considerato il “padre” della consulenza filosofica
Gerd B. Achenbach considerato il “padre” della consulenza filosofica

Negli anni ’80, Gerd B. Achenbach (nato nel 1947) introduce la Philosophische Praxis come alternativa alla psicoterapia tradizionale oltre che per riportare la filosofia fuori dal “ghetto accademico”.

Egli propone un dialogo che aiuti gli individui a riflettere sulle questioni fondamentali della loro esistenza, promuovendo una maggiore comprensione di sé e del proprio modo di vivere.

“Che cos’è la consulenza filosofica? […] è un’istituzione per le persone – afflitte da preoccupazioni o da problemi – che ‘non se la cavano’ nella vita o che pensano di essere in qualche modo rimaste ‘impigliate’; persone che sono assillate da domande, a cui non riescono a rispondere e di cui non riescono a liberarsi.”
— Gerd B. Achenbach, La consulenza filosofica, 2004

La Philosophische Praxis si concentra sull’esplorazione del significato e dei valori personali, aiutando gli individui a orientarsi nella complessità della vita moderna.

Da questo punto in poi, la storia del Counseling (Filosofico) ci è ben nota. Inutile, dunque, dilungarsi.

4. Il Counseling come strumento di mentoring orientativo

Dalle sue origini con Parsons fino agli sviluppi contemporanei, il Counseling ha mantenuto una funzione centrale: supportare gli individui nell’orientamento della propria vita. Che si tratti di scelte professionali, personali o esistenziali, il Counseling offre uno spazio di riflessione e dialogo che facilita la consapevolezza e l’autonomia.

“Il counseling non direttivo è basato sull’assunto che il soggetto abbia il diritto di scegliere le mète della propria vita, anche se queste possono essere diverse da quelle che il counselor avrebbe scelto per lui.”
Carl Rogers, Psicoterapia di consultazione, 1942

Il Counseling – da Parsons a May fino al Counseling Filosofico contemporaneo – si è, insomma, evoluto attraverso una traiettoria coerente: essere uno spazio di ascolto e riflessione in cui la persona possa diventare protagonista consapevole della propria vita. Come sottolinea Rollo May, il vero obiettivo non è la “soluzione del problema”, ma la crescita personale e l’assunzione del proprio destino esistenziale.

La centralità della persona, la fiducia nella capacità di autodeterminazione e il rispetto della soggettività rendono il Counseling non solo una pratica professionale, ma anche una forma etica di relazione e una via filosofica alla comprensione di sé.

Annarita Dibenedetto, filosofa, docente SSCF
Docente SSCF & ISFIPP at  | annarita.dibenedetto@isfipp.org | Web

Filosofa, Counselor filosofico professionista, Docente del Laboratorio di lettura testi e Tutor del Master in Counseling Filosofico SSCF & ISFiPP, membro dell’editorial board di Dasein Journal e Nuova Rivista di Counseling Filosofico,si occupa di formazione, orientamento e mentoring per contrastare la dispersione scolastica, oltre che di supervisione dal 2014, operando in settori socio-assistenziali, scolastici e organizzativi di varia natura.

Collabora come autrice con la casa editrice Loescher, per la quale ha redatto La Guida all’orientamento per lo studente e Pratiche filosofiche per lo sviluppo delle Life Skills (n. 76 de “I Quaderni della Ricerca”).

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L’autore

Annarita Dibenedetto, filosofa, docente SSCF
Docente SSCF & ISFIPP at  | annarita.dibenedetto@isfipp.org | Web

Filosofa, Counselor filosofico professionista, Docente del Laboratorio di lettura testi e Tutor del Master in Counseling Filosofico SSCF & ISFiPP, membro dell’editorial board di Dasein Journal e Nuova Rivista di Counseling Filosofico,si occupa di formazione, orientamento e mentoring per contrastare la dispersione scolastica, oltre che di supervisione dal 2014, operando in settori socio-assistenziali, scolastici e organizzativi di varia natura.

Collabora come autrice con la casa editrice Loescher, per la quale ha redatto La Guida all’orientamento per lo studente e Pratiche filosofiche per lo sviluppo delle Life Skills (n. 76 de “I Quaderni della Ricerca”).

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