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La meditazione con la filosofia

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meditazione filosofica

Cambiare sguardo per cambiare l’esperienza

Secondo una ricerca pubblicata su Harvard Business Review, passiamo quasi il 47% del nostro tempo mentale “altrove”. Pensiamo, pianifichiamo, reagiamo. Ma raramente esperiamo davvero ciò che stiamo vivendo.

Io parto da una convinzione semplice. La filosofia che non cambia il modo in cui percepiamo il mondo non ha ancora fatto il suo lavoro. Non basta capire. Serve sperimentare. Serve mettere i concetti alla prova della vita quotidiana, fino a sentire — letteralmente — che qualcosa si sposta.

La meditazione metafisica nasce da questa esigenza. Non come discorso teorico raffinato, ma come pratica concreta. Un esercizio che lavora sull’attenzione, sullo stato di coscienza, sulla qualità con cui entriamo in relazione con ciò che accade. In termini molto pratici: impariamo a sospendere l’automatismo, a rallentare la percezione e a osservare il reale senza filtri abituali. È lì che inizia il cambiamento!

Quello che accade non è un semplice “pensare meglio”. È un mutamento più profondo. Cambia il modo in cui il mondo ci appare, e con esso il modo in cui agiamo, decidiamo, sentiamo. La filosofia, come intuiva Bergson, smette di essere un sistema e diventa un metodo. Un metodo per spostare l’attenzione e recuperare una percezione più ampia, più viva, più integra.

In questo articolo entro nel cuore di questa pratica. Spiego perché la meditazione metafisica non è evasione, ma immersione totale nell’esperienza. Perché non riguarda solo la mente, ma coinvolge corpo, sensibilità e intuizione. E soprattutto perché senza questo passaggio esperienziale la filosofia rischia di restare elegante, ma sterile.

Il tipo di filosofia che noi desideriamo considerare non è quindi quello che la intende come discorso teorico fine a se stesso, bensì è un’attività pratica, in cui i concetti devono essere sperimentati e non solo descritti.

La meditazione metafisica si propone quindi di far vivere esperienze soprasensibili, quindi oltre la normale percezione quotidiana, che consentano una trasformazione della visione del mondo. Possiamo quindi definirla un esercizio spirituale, in linea su quanto sostenuto da Hadot (2002), in grado di produrre un positivo mutamento dell’esistenza.

Privata dell’aspirazione ad una saggezza pratica, l’attività filosofica viene a perdere la sua funzione fondamentale ed originaria, e cioè rendere migliore la nostra vita, rimanendo relegata a sterili riflessioni intellettuali.

Già Bergson evidenziava la necessità che la filosofia si presenti, più che come sistema, come metodo per trasformare la nostra percezione del mondo.

Egli in Pensiero e movimento (1938), distingue tra percezione abituale e percezione filosofica, evidenziando l’esigenza che la filosofia ci conduca ad una percezione completa, quindi più totale, della realtà attraverso un certo spostamento dell’attenzione.

Questo spostamento dell’attenzione, in modo analogo alla riduzione fenomenologica di cui parla Merleau-Ponty, è una sorta di conversione, di rottura radicale rispetto allo stato di incoscienza in cui l’uomo vive abitualmente. Per Merleau-Ponty, (La fenomenologia della percezione, 1945) la filosofia non è nient’altro che il movimento attraverso il quale tentiamo di reimparare a vedere il mondo.

Questo mutamento della visione del mondo, consentito dal filosofare attivo, è una trasformazione dell’anima stessa, del suo modo di vivere e sentire gli eventi che caratterizzano l’esistenza.

Detto questo potremmo domandarci in che cosa consista questa metamorfosi generata dall’atto meditativo.

Certo non è solo una cambiamento delle modalità di pensiero, o come abbiamo detto una rielaborazione del discorso filosofico. Essa è sostanzialmente un’esperienza intuitiva, vissuta e totale dei fenomeni che riguardano il nostro mondo e la nostra esistenza.

Vi è una comprensione che esula dalle capacità razionali e logiche della nostra mente e che risulta difficilmente descrivibile nel nostro linguaggio abituale. Per questo vogliamo intendere gli esercizi che proporremo solo uno spunto, uno stimolo ad un lavoro interiore che ognuno dovrà sperimentare individualmente. Le esperienze che ne deriveranno non potranno essere ridotte ad una descrizione verbale, sebbene si cerchi di dare alcune specifiche linee direttrici.

Il mutamento è quindi una modificazione profonda del nostro modo d’essere, non solo nella sua “visione del mondo”, ma più specificatamente in una diversa “percezione del mondo” o meglio di una differente sensazione del mondo”.

Nella concezione originaria di Jaspers le visioni del mondo sono definite come manifestazioni supreme ed espressioni totali dell’uomo, oltre quindi l’azione razionale che vuole catalogarle.

Solo immergendoci totalmente in ogni situazione, in ogni piega dell’esistenza effettiva, ci dice Jaspers, possiamo veramente procurarci una completa visione del mondo.

Uno degli elementi che più consentono questo completamento della Weltanschaung e della sua percezione, sta a nostro giudizio, nella modificazione dello stato di coscienza ottenibile con la meditazione.

Questa non è quindi solo un esercizio di pensiero bensì un esercizio che potremmo dire spirituale, totale e profondo, che comprende il corpo e l’anima, l’intelletto e l’istinto, l’uomo e tutto il suo universo.

Possiamo usare parole, eleganti e sofisticate affermazioni, costruire raffinate teorie filosofiche ma mai riusciremo a comprendere l’essenza di ciò di cui stiamo parlando se non sperimentandolo. È proprio questo in fondo il principio fondamentale che ci accompagna nel nostro modo di fare filosofia, vale a dire concreto esercizio di vita.

La pratica quindi basata su questi principi è quello che vogliamo definire “meditazione metafisica”.

Lodovico Berra, Psichiatra, Psicoterapeuta, Psicoanalista, Direttore SSCF & ISFIPP

Medico specialista in psichiatria, psicoterapeuta e psicoanalista, Fondatore e Direttore della Scuola Superiore in Counseling Filosofico e del Istituto Superiore di Filosofia, Psicologia e Psichiatria.
Ha iniziato ad occuparsi di psicoterapia esistenziale e dei rapporti tra psichiatria e filosofia alla fine degli anni 80, subito dopo la laurea in medicina e chirurgia.
Nel 1998 ha fondato la Scuola Italiana di Psicoterapia Esistenziale (SIPE) e nel 2007 l’Istituto Superiore di Filosofia, Psicologia, Psichiatria (ISFIPP) di cui è attualmente direttore.
Ha studiato e si è perfezionato a Zurigo, Ginevra, Parigi, New York, Boston, Los Angeles.
È autore di una ventina di libri e di un centinaio di articoli su riviste nazionali ed internazionali nel campo della psichiatria, della psicologia e della filosofia.


L’autore