Riflessioni filosofiche ed esistenziali per il 14 febbraio
In questo articolo
Febbraio è un mese breve, freddo, spesso grigio. Eppure, nel suo cuore, pulsa una delle date più cariche di significato simbolico dell’intero calendario: il 14 febbraio, San Valentino. Un giorno che sembra parlare solo di cuori, rose e promesse, ma che in realtà apre una domanda molto più profonda e antica: che cos’è davvero l’amore?
È un istinto? Una costruzione culturale? Un’illusione necessaria? O, come qualcuno ha osato dire, una ferita che non smette mai di pulsare?
L’amore, quando viene sottratto alla retorica, si rivela per ciò che è: una delle esperienze umane più potenti, destabilizzanti e rivelatrici. Non consola soltanto: mette in crisi. Non riempie solo: espone alla mancanza. Non unisce soltanto: ci costringe a fare i conti con noi stessi.
In questa “lettura” tra psicoanalisi, filosofia ed esistenza, partiremo da Sigmund Freud, per poi allargare lo sguardo ad altri pensatori che, in epoche diverse, hanno tentato di rispondere alla stessa domanda che oggi, ancora, ci accompagna:
perché amiamo?
Freud e l’amore come desiderio che non trova pace

Per Freud, l’amore non è mai innocente. È radicato nel desiderio, e il desiderio nasce sempre da una mancanza. Amare significa, in fondo, cercare nell’altro qualcosa che sentiamo di aver perso – o forse qualcosa che non abbiamo mai avuto.
Nella prospettiva psicoanalitica, l’amore adulto porta con sé le tracce dell’infanzia: i primi legami, le prime separazioni, le prime frustrazioni. Non amiamo “per caso”. Amiamo secondo schemi profondi, spesso inconsci, che ci guidano molto più di quanto vorremmo ammettere.
Freud ci mette davanti a una verità scomoda: nell’amore non cerchiamo solo l’altro, ma anche noi stessi. Cerchiamo conferma, riconoscimento, salvezza. E a volte chiediamo all’altro ciò che nessun essere umano può davvero dare: colmare definitivamente il vuoto.
L’amore, direbbe Freud, è una promessa impossibile ma necessaria.
Domanda esistenziale:
Stiamo amando una persona reale, o l’immagine che il nostro desiderio ha costruito?
Platone: l’amore come nostalgia dell’intero

Molto prima di Freud, Platone raccontava l’amore come una ferita originaria. Nel Simposio, attraverso il mito dell’androgino, descrive l’essere umano come una creatura spezzata, condannata a cercare per tutta la vita la propria metà perduta.
Qui l’amore non è solo passione: è nostalgia metafisica. È il desiderio di tornare interi, di superare la solitudine ontologica che ci definisce.
Ma Platone avverte anche di un pericolo: fermarsi all’amore come possesso dell’altro. L’eros autentico, secondo lui, è un movimento che conduce oltre: dalla bellezza dei corpi alla bellezza delle anime, fino alla bellezza del bene e della verità.
Domanda filosofica:
L’amore ci lega all’altro o ci educa a trascendere il bisogno dell’altro?
Kierkegaard: amare è scegliere, ogni giorno
Con Søren Kierkegaard, l’amore perde ogni romanticismo facile. Per il filosofo danese, amare non è uno stato emotivo, ma un atto di volontà. Non qualcosa che “accade”, ma qualcosa che si decide.
L’innamoramento può svanire. L’amore autentico, invece, resta – proprio perché non dipende dall’intensità del sentimento, ma dalla responsabilità verso l’altro.
Kierkegaard distingue tra l’amore estetico (passionale, instabile) e l’amore etico, che implica fedeltà, impegno, rischio. Amare significa esporsi, senza garanzie.
Domanda etica:
Siamo disposti ad amare anche quando l’emozione si ritira e resta solo la scelta?
Sartre: l’amore come conflitto tra libertà

Per Jean-Paul Sartre, l’amore è una tensione quasi insolubile. Da un lato desideriamo essere amati; dall’altro, temiamo di essere posseduti. Vogliamo l’altro, ma vogliamo anche restare liberi.
Secondo Sartre, spesso l’amore diventa un tentativo di controllare la libertà dell’altro, di essere “necessari” al suo sguardo. Ma questo progetto è destinato a fallire: nessuno può possedere la libertà di un altro essere umano.
L’amore, allora, diventa un campo di battaglia tra bisogno e autonomia.
Domanda esistenziale:
Possiamo amare senza trasformare l’altro in una prigione o in una salvezza?
Erich Fromm: l’amore come arte da imparare
In netta controtendenza, Erich Fromm ci offre una visione più costruttiva. Nel suo celebre pensiero, amare è un’arte: richiede disciplina, pazienza, conoscenza di sé.
L’amore, per Fromm, non è fusione né dipendenza, ma cura attiva: rispetto, responsabilità, attenzione. Non nasce dal bisogno di essere amati, ma dalla capacità di amare.
Oggi spesso si confonde l’amore con il consumo e la relazione con la prestazione, Fromm ci invita a tornare a considerare l’amore come un atto maturo, non come un rifugio.
Domanda contemporanea:
Stiamo cercando qualcuno da amare o qualcuno che ci salvi dalla solitudine?
e San Valentino oggi?

Il 14 febbraio, tra cene prenotate e messaggi preconfezionati, rischia di diventare una celebrazione vuota. Eppure può essere un’occasione preziosa: non per dimostrare l’amore, ma per interrogarlo.
Forse l’amore non è ciò che promette di renderci felici per sempre. Forse è ciò che ci rende più consapevoli, più vulnerabili, più vivi. Forse amare significa accettare che l’altro non ci completerà, ma ci accompagnerà – se va bene – per un tratto di strada.
E allora, in questo febbraio freddo, l’amore può essere ……..
Domande finali per te lettore
Amare significa possedere o lasciare andare?
Preferiamo l’illusione dell’amore o il rischio della relazione autentica?
È possibile amare senza perdersi?
L’amore ci salva o ci espone alla nostra fragilità?
E, soprattutto: chi siamo quando amiamo?
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Medico specialista in psichiatria, psicoterapeuta e psicoanalista, Fondatore e Direttore della Scuola Superiore in Counseling Filosofico e del Istituto Superiore di Filosofia, Psicologia e Psichiatria.
Ha iniziato ad occuparsi di psicoterapia esistenziale e dei rapporti tra psichiatria e filosofia alla fine degli anni 80, subito dopo la laurea in medicina e chirurgia.
Nel 1998 ha fondato la Scuola Italiana di Psicoterapia Esistenziale (SIPE) e nel 2007 l’Istituto Superiore di Filosofia, Psicologia, Psichiatria (ISFIPP) di cui è attualmente direttore.
Ha studiato e si è perfezionato a Zurigo, Ginevra, Parigi, New York, Boston, Los Angeles.
È autore di una ventina di libri e di un centinaio di articoli su riviste nazionali ed internazionali nel campo della psichiatria, della psicologia e della filosofia.










