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Socrate

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Socrate, Filosofo

Socrate (470-399 a.C.): il padre inquieto del pensiero occidentale

Chi sarebbe la filosofia senza Socrate?

Probabilmente qualcosa di profondamente diverso, forse priva del suo nucleo più pulsante: la domanda radicale, l’urgenza di verità, il dubbio come forma di coraggio. Nonostante l’esistenza di pensatori che lo hanno preceduto — definiti significativamente “presocratici”, quasi a sancire un prima e un dopo nella storia del pensiero — è con lui che la filosofia si fa vita vissuta, esperienza esistenziale e ricerca incessante. Socrate non ha scritto nulla, eppure ha detto tutto. A dar voce al suo pensiero sono stati i suoi discepoli, primo fra tutti Platone, che lo ha consegnato all’eternità come figura emblematica di una filosofia incarnata.

Testa in marmo di Socrate, Museo del Louvre. Opera romana del I secolo, forse copia di un bronzo perduto di Lisippo. Di pubblico dominio.
Testa in marmo di Socrate, Museo del Louvre. Opera romana del I secolo, forse copia di un bronzo perduto di Lisippo. Di pubblico dominio.

Uomo dall’aspetto semplice, ma dallo spirito straordinario, Socrate colpisce ancora oggi per la forza della sua coerenza. Nel Simposio, il giovane Alcibiade — follemente attratto da lui, nonostante la sua celebru bruttezza — lo dipinge come un essere fuori dall’ordinario: capace di resistere alle fatiche della guerra, di mantenere la lucidità sotto l’effetto del vino, di restare in silenzio per ore immerso nella riflessione, e poi incantare con parole improvvisate. Un’anima imperturbabile, persino davanti alla morte: quando gli porgono la cicuta, è sereno, mentre i suoi amici, impotenti, si disperano.

Fu un crimine, davvero, averlo condannato per corruzione dei giovani? Ogni epoca ha i suoi processi simbolici, ma pochi sono stati così clamorosamente ingiusti. Lo ha riconosciuto anche il processo simbolico del 2012, che ha idealmente assolto Socrate con 2500 anni di ritardo. Ma Socrate non era un uomo comodo. Infastidiva, provocava, pungeva l’animo degli Ateniesi come un tafano instancabile. Lo si deve immaginare così: nei vicoli di Atene, nell’agorà, a mettere in crisi i notabili e i sapienti, costringendoli a riconoscere le crepe del loro sapere. Con la sua arte maieutica — “sono figlio di un’ostetrica”, diceva, “aiuto a partorire pensieri, non corpi” — smascherava illusioni e faceva nascere consapevolezze.

Socrate non si limitava a smontare certezze: le sue domande avevano radici etiche profonde. A differenza dei sofisti, non insegnava a vincere un’argomentazione, ma a diventare migliori. Tra le sue tesi più sconvolgenti, una si staglia per radicalità: “è meglio subire un’ingiustizia che commetterla”. In un mondo che premia la forza,

Socrate afferma che chi agisce ingiustamente si danneggia più di quanto danneggi l’altro. Fa del male alla propria anima, si allontana dal bene, compromette la propria felicità.

Come Nietzsche avrebbe poi riconosciuto, Socrate non è solo un filosofo del dubbio, ma anche un pensatore morale potentissimo, che ci invita a pensare in modo più autentico per vivere in modo più giusto.

Così, nella figura di Socrate, si intrecciano il rigore del pensiero e l’urgenza della vita. Non è un intellettuale astratto, ma un uomo che ha pagato con la vita la fedeltà al proprio metodo, alla propria etica, alla propria libertà. E da lui, ancora oggi, dobbiamo ripartire se vogliamo che il pensare resti un atto di verità.

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