Indice dell'articolo
- L’infanzia a Mosca e la morte del padre
- La formazione, l’esordio letterario e il circolo Petraševskij
- La Siberia e il ritorno alla vita letteraria
- Debiti, gioco d’azzardo e i grandi romanzi
- Il Diario di uno scrittore e gli ultimi anni
- Perché Freud si interessò proprio a lui
- Domande frequenti
- Quando e dove è nato Fëdor Dostoevskij?
- Come morì Dostoevskij?
- Quali sono i romanzi principali di Dostoevskij?
- È vero che il padre di Dostoevskij fu ucciso dai suoi servi?
- Perché Dostoevskij fu condannato a morte?
Fëdor Michajlovič Dostoevskij nacque a Mosca il 30 ottobre (11 novembre, secondo il calendario gregoriano) 1821 e morì a San Pietroburgo il 9 (21) febbraio 1881. In sessant’anni di vita attraversò una condanna a morte commutata sul patibolo, quattro anni di lavori forzati in Siberia, una dipendenza dal gioco d’azzardo che lo perseguitò per decenni e la stesura di alcuni dei romanzi più influenti della storia della letteratura: Delitto e castigo, L’idiota, I demoni e I fratelli Karamazov. È anche, non a caso, lo scrittore a cui Sigmund Freud dedicò uno dei suoi saggi più discussi, “Dostoevskij e il parricidio” (1927), costruendo un’intera lettura psicoanalitica proprio a partire dagli eventi biografici che ripercorriamo in questo articolo.

Serie “Dostoevskij e Freud” (5 articoli):
- Freud e Dostoevskij: l’analisi psicoanalitica de I fratelli Karamazov e il complesso edipico
- L’epilessia di Dostoevskij secondo Freud: nevrosi, isteria e una diagnosi impossibile
- Edipo, Amleto e I fratelli Karamazov: tre capolavori sul parricidio secondo Freud
- Perché Dostoevskij amava i criminali: colpa, religione e redenzione secondo Freud
- Fëdor Dostoevskij: biografia, opere e il rapporto con il padre che affascinò Freud (questo articolo)
L’infanzia a Mosca e la morte del padre
Dostoevskij era il secondo di sette figli di Michail Andreevič Dostoevskij, medico presso l’ospedale Mariinskij per i poveri di Mosca, e di Marija Fëdorovna Nečaeva, figlia di un mercante. La famiglia viveva in un piccolo appartamento all’interno del complesso ospedaliero, a stretto contatto con la povertà e la malattia che avrebbero segnato profondamente l’immaginario del futuro romanziere. La madre morì di tubercolosi nel 1837, quando Fëdor aveva quindici anni; poco dopo il padre iscrisse lui e il fratello maggiore Michail alla Scuola militare di ingegneria di San Pietroburgo, un istituto rigido e poco affine alle inclinazioni letterarie dei due ragazzi.
Nel 1839 il padre morì nella sua proprietà di campagna a Darovoe. Secondo la tradizione biografica raccolta già dai primi studiosi di Dostoevskij — e ripresa esplicitamente da Freud come base della propria interpretazione psicoanalitica — sarebbe stato ucciso dai propri servi della gleba, esasperati dai suoi maltrattamenti; altri biografi novecenteschi hanno messo in dubbio questa versione, sottolineando la scarsità e la contraddittorietà delle fonti dell’epoca. Quale che sia la verità storica, resta il fatto che Dostoevskij aveva allora diciotto anni, e che proprio a questa età, secondo Freud, i suoi primi disturbi nervosi infantili si sarebbero trasformati in vere e proprie crisi di tipo epilettico.
La formazione, l’esordio letterario e il circolo Petraševskij
Dostoevskij si diplomò ufficiale del genio nel 1843, ma abbandonò quasi subito la carriera militare per dedicarsi interamente alla scrittura. Il suo romanzo d’esordio, Povera gente (1845), un romanzo epistolare sulla miseria degli impiegati di basso rango a Pietroburgo, fu accolto con entusiasmo dal potente critico Vissarion Belinskij, che lo consacrò come la nuova voce della letteratura russa. Il successo si rivelò però effimero: i racconti seguenti, tra cui Il sosia (1846), disorientarono pubblico e critica per la loro sperimentazione psicologica, tanto che Dostoevskij trascorse alcuni anni ai margini della scena letteraria.
In questo periodo cominciò a frequentare il circolo di Michail Petraševskij, un gruppo di intellettuali che discuteva di socialismo utopistico, idee fourieriste e riforme politiche in un’atmosfera di crescente repressione zarista. Nel 1849 l’intero gruppo fu arrestato con l’accusa di cospirazione. Dostoevskij fu condannato a morte insieme ad altri membri del circolo e condotto, il 22 dicembre 1849, davanti al plotone d’esecuzione nella piazza Semënovskij di San Pietroburgo: solo all’ultimo istante, con i condannati già legati ai pali, arrivò l’ordine dello zar Nicola I che commutava la pena in quattro anni di lavori forzati in Siberia, seguiti dall’obbligo di prestare servizio come soldato semplice. Fu una messinscena calcolata dal potere per spezzare psicologicamente i condannati, e Dostoevskij ne portò il segno per il resto della vita: alcuni dei suoi personaggi, da L’idiota in poi, rivivono la stessa esperienza dell’attesa della morte imminente.
La Siberia e il ritorno alla vita letteraria
I quattro anni di detenzione nel carcere di Omsk, in condizioni durissime e a stretto contatto con criminali comuni di ogni tipo, furono per Dostoevskij insieme una prova fisica devastante e un’esperienza umana fondativa: fu in questo periodo, secondo le sue stesse testimonianze e secondo l’interpretazione di Freud, che le sue crisi nervose assunsero stabilmente la forma epilettica. Al termine della pena, invece di poter tornare subito in Russia europea, fu costretto al servizio militare come soldato semplice in Kazakistan, e poté rientrare a San Pietroburgo solo nel 1859, dieci anni dopo l’arresto.
Le esperienze del carcere confluirono nelle Memorie di una casa di morti (1861-62), un resoconto in forma romanzata della vita nel gulag zarista che gli restituì il favore del pubblico e segnò l’inizio della sua piena maturità artistica. Un breve racconto del 1863, Memorie del sottosuolo, anticipò già in forma embrionale i grandi temi filosofici — la libertà, la colpa, l’irrazionalità umana — che avrebbero attraversato tutta la produzione successiva.
Debiti, gioco d’azzardo e i grandi romanzi
Gli anni Sessanta furono anche un periodo di lutti e difficoltà economiche gravissime. La prima moglie, Marija Isaeva, sposata nel 1857, morì di tubercolosi nel 1864; pochi mesi dopo morì anche il fratello Michail, con cui Dostoevskij dirigeva le riviste Vremja ed Epocha, lasciandogli in eredità ingenti debiti. Fu in questi anni che si aggravò la sua dipendenza dalla roulette, che lo costrinse più volte a fuggire all’estero dai creditori e a scrivere sotto la pressione di scadenze editoriali quasi impossibili. Da questa urgenza nacque anche Il giocatore (1867), dettato in appena ventisei giorni alla giovane stenografa Anna Grigor’evna Snitkina, che Dostoevskij sposò lo stesso anno e che divenne per il resto della sua vita non solo moglie ma anche editrice e amministratrice delle sue finanze, riuscendo infine a liberarlo dai debiti di gioco.
È in questo decennio e nel successivo che Dostoevskij scrive i romanzi per cui è universalmente conosciuto: Delitto e castigo (1866), la storia dello studente Raskol’nikov e del suo duplice omicidio; L’idiota (1868-69), incentrato sulla figura del principe Myškin; I demoni (1872-73), una feroce analisi del nichilismo rivoluzionario russo; L’adolescente (1875); e infine, coronamento dell’intera opera, I fratelli Karamazov (1879-80), il romanzo sul parricidio che avrebbe attirato, quasi cinquant’anni dopo, l’attenzione di Freud.
Il Diario di uno scrittore e gli ultimi anni
Accanto alla narrativa, Dostoevskij coltivò per tutta la vita una intensa attività pubblicistica. Il Diario di uno scrittore, nato come rubrica sul periodico conservatore Graždanin nel 1873, divenne dal 1876 una rivista autonoma scritta interamente da lui, in cui affrontava temi di attualità, politica, religione e società russa, interrompendola solo per dedicarsi alla composizione dei Karamazov e facendone uscire ancora due fascicoli nel 1880. Proprio nel 1880 Dostoevskij visse quello che i biografi considerano il momento di maggior trionfo pubblico della sua vita: l’8 giugno, a Mosca, pronunciò il celebre discorso per l’inaugurazione del monumento a Puškin, accolto da un’ovazione che lo consacrò definitivamente come voce morale della nazione russa.
Meno di un anno dopo, il 9 (21) febbraio 1881, Dostoevskij morì a San Pietroburgo per un’emorragia polmonare legata a un enfisema cronico, poche settimane dopo aver completato la pubblicazione dei Fratelli Karamazov. Ai suoi funerali parteciparono decine di migliaia di persone, un tributo pubblico raro per uno scrittore nella Russia zarista.
Perché Freud si interessò proprio a lui
Sono proprio gli snodi di questa biografia — la morte violenta del padre a diciotto anni, le crisi nervose fin dall’infanzia poi stabilizzatesi in forma epilettica, la condanna a morte simulata e la deportazione in Siberia, la sottomissione finale all’autorità dello zar e della Chiesa ortodossa — a fornire a Freud il materiale per la sua lettura psicoanalitica in “Dostoevskij e il parricidio”. Gli altri quattro articoli di questa serie ricostruiscono nel dettaglio come Freud abbia intrecciato questi fatti biografici con l’analisi del complesso edipico, la diagnosi di isteroepilessia, il confronto letterario tra Edipo re, Amleto e I fratelli Karamazov, e infine la simpatia di Dostoevskij per i criminali che percorre tutta la sua opera narrativa.
Il modo in cui una biografia segnata dal trauma può trasformarsi in un’opera di senso è anche il terreno su cui lavora il counseling filosofico della SSCF, e su cui la SICoF continua a fare ricerca e divulgazione in Italia.
Domande frequenti
Quando e dove è nato Fëdor Dostoevskij?
È nato a Mosca il 30 ottobre (11 novembre) 1821, secondo figlio del medico Michail Andreevič Dostoevskij.
Come morì Dostoevskij?
Morì a San Pietroburgo il 9 (21) febbraio 1881, per un’emorragia polmonare legata a un enfisema cronico, pochi mesi dopo aver completato I fratelli Karamazov.
Quali sono i romanzi principali di Dostoevskij?
I suoi romanzi principali sono Delitto e castigo (1866), L’idiota (1868-69), I demoni (1872-73), L’adolescente (1875) e I fratelli Karamazov (1879-80), oltre a opere minori come Povera gente (1845), Memorie di una casa di morti (1861-62) e Il giocatore (1867).
È vero che il padre di Dostoevskij fu ucciso dai suoi servi?
È la versione biografica tradizionale, ripresa anche da Freud, secondo cui il padre sarebbe stato assassinato dai propri servi della gleba nel 1839 per i suoi maltrattamenti. Alcuni studiosi successivi hanno però messo in dubbio questa ricostruzione per la scarsità di prove dirette dell’epoca.
Perché Dostoevskij fu condannato a morte?
Nel 1849 fu arrestato come membro del circolo Petraševskij, un gruppo che discuteva idee socialiste e riformiste, e condannato a morte per cospirazione contro lo zar. La pena fu commutata in lavori forzati in Siberia pochi istanti prima dell’esecuzione.
Medico specialista in psichiatria, psicoterapeuta e psicoanalista, Fondatore e Direttore della Scuola Superiore in Counseling Filosofico e del Istituto Superiore di Filosofia, Psicologia e Psichiatria.
Ha iniziato ad occuparsi di psicoterapia esistenziale e dei rapporti tra psichiatria e filosofia alla fine degli anni 80, subito dopo la laurea in medicina e chirurgia.
Nel 1998 ha fondato la Scuola Italiana di Psicoterapia Esistenziale (SIPE) e nel 2007 l’Istituto Superiore di Filosofia, Psicologia, Psichiatria (ISFIPP) di cui è attualmente direttore.
Ha studiato e si è perfezionato a Zurigo, Ginevra, Parigi, New York, Boston, Los Angeles.
È autore di una ventina di libri e di un centinaio di articoli su riviste nazionali ed internazionali nel campo della psichiatria, della psicologia e della filosofia.
Grazie al contributo delle diverse componenti del team, la Redazione SSCF & ISFiPP cura le molteplici aree di comunicazione dell'Istituto: scouting e produzione di contenuti editoriali e scientifici, redazione di news e articoli, cura editoriale delle pubblicazioni (Dasein Journal, ISFiPP Edizioni), organizzazione di eventi e convegni, gestione del sito web e dei canali social istituzionali, redazione e pubblicazione di newsletter, supporto alle relazioni istituzionali.
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