Indice dell’articolo
- «Vorrei un papà con il cellulare rotto.»
- Ora di Letteratura Italiana in una classe seconda del Liceo di Scienze Umane di Novara.
- Ora di laboratorio filosofico-linguistico in una classe quarta di una scuola primaria di Milano.
- Convegno Erickson sulla qualità dell’inclusione scolastica, Rimini 2019
- Teatro in zona Vanchiglia a Torino, Marzo 2025
- Master in Counseling Filosofico
«Vorrei un papà con il cellulare rotto.»
Cinque anni. Una frase limpida, tagliente. È bastata per zittire una sala intera. È bastata per riportarci a ciò che troppo spesso perdiamo: la qualità della presenza.
Oggi, più che mai, il tema dell’attenzione non è solo pedagogico. È etico. È relazionale. È umano. Eppure, lo constatiamo ogni giorno, l’attenzione si frantuma — a scuola, a casa, ovunque. Gli adulti della comunità educante, spesso sopraffatti dalla fretta o da schermi sempre accesi, faticano a fermarsi. A guardare. Ad ascoltare. A essere davvero lì.
In questo articolo, Rossana Colli intreccia esperienze vive — dalla primaria al liceo, dall’agorà dei bambini alle parole interrotte dai telefoni — per offrire spunti concreti su come restituire centralità all’ascolto, allo stupore, alla presenza reciproca. Nessuna formula magica. Solo un invito, serio e appassionato, a rimettere al centro ciò che davvero conta: uno sguardo che accoglie, una mano che accompagna, un respiro condiviso nel tempo presente.
Benvenuti. Qui si parla di educazione come atto d’amore. E di attenzione come suo linguaggio più alto.

‘Benché sembri che oggi lo si ignori, il vero e quasi unico interesse degli studi è quello di formare la facoltà dell’attenzione’.
Simone Weil


Ora di Letteratura Italiana in una classe seconda del Liceo di Scienze Umane di Novara.
La docente sta leggendo, ad alta voce, alla sua classe il brano La madre di Cecilia di Manzoni. Come nel libro ‘Diario di scuola’ di D. Pennac anche lei ama leggere ai suoi studenti romanzi e racconti in versione integrale.
Ragazzi e ragazze ascoltano con interesse, nonostante i versi di sottofondo di Alessio, alunno con disabilità cognitiva che è seduto accanto all’insegnante di sostegno, un trentenne impegnato con mani e occhi sul suo cellulare.
La docente alza lo sguardo sul collega e con parole ferme gli chiede di spegnere il dispositivo elettronico. Quest’ultimo colto sul vivo arrossisce e spegne il cellulare ma non porta l’attenzione sul ragazzo che dovrebbe accompagnare, seguire, sostenere.
La settimana dopo, con la stessa docente, la scena si ripete identica.
Ora di laboratorio filosofico-linguistico in una classe quarta di una scuola primaria di Milano.
I bambini seduti in semicerchio, come in un’agorà, aspettano con trepidazione l’inizio dell’ attività. Il suono di un piccolo gong di rame sancisce il passaggio di soglia da un mondo ordinario e conosciuto ad un mondo nuovo da esplorare insieme.

Chiara, l’esperta esterna, scrive alla lavagna d’ardesia in stampatello maiuscolo il titolo della storia: I sei sapienti, quindi rivolge ai bambini la seguente domanda: –Che cosa vuol dire, secondo voi, la parola SAPIENTE?–Dieci mani si alzano di colpo mentre i piedi cominciano a scalpitare. Viene chiamato Ahmed che con tono serio risponde: – Il sapiente è una persona che sa tutto’-
– Bhe, forse proprio tutto, no– si inserisce Alice
– Però conosce molte cose- esclama Testimony
– Come l’Homo sapiens rispetto agli ominidi che l’hanno preceduto- aggiunge Salvatore.
-Chiara sorride e comincia a raccontare le prime battute della fiaba di Rodari: –Al di là dei mari e dei monti vivevano un tempo sei sapienti, che credevano di sapere tutto, che credevano di aver visto tutto, che credevano di conoscere tutto. L’unica cosa che non avevano mai visto era …-Qui si interrompe e osserva con attenzione i volti di questi bambini/e plurilingue per accertarsi di aver sottolineato bene quel credevano. –
La domanda che arriva le conferma invece il desiderio di proseguire il racconto.
– Che cosa non avevano mai visto?-domanda curioso Carlos
– Vai avanti, per favore- chiedono in molti mentre Lara si pone al centro del semicerchio e dice loro: -per conoscere la cosa che i sei sapienti non avevano mai visto faremo un’esperienza che sembra facile, ma non è difficile- Qualcuno sorride, ha compreso, qualcun altro invece domanda: –E quindi com’è?-
-Facile!-risponde Gabriel mentre Happy conclude:- Per me è (di)media (difficoltà)-
Bambine e bambini vengono invitati a chiudere gli occhi e ad aprire una mano a coppa appoggiandola delicatamente su una delle loro gambe. Nelle mani aperte a coppa Chiara fa scivolare pochi cristalli di sale grosso che i bambini vanno a toccare/tastare con l’altra mano, cercando di indovinare attraverso il solo senso del tatto di cosa si tratti. Contemporaneamente la maestra di religione appoggia delicatamente una grossa conchiglia su una delle loro orecchie. Riusciranno a riconoscere il suono, la voce?
Nella classe aleggia un’atmosfera di gioiosa esplorazione e scoperta. Gli occhi rimangono ben chiusi mentre i polpastrelli della mano libera giocano con i cristalli. Davanti al suono della conchiglia, le fronti si distendono e le labbra si aprono in sorrisi di stupore e meraviglia.
Improvvisamente squilla un cellulare… La maestra di religione esce dal semicerchio e va alla cattedra: apre la borsa alla ricerca disperata dell’apparecchio che continua a suonare, finché non lo trova. Click.
Quando rientra nel cerchio tutti i bambini hanno aperto gli occhi. Il pensiero immaginativo che aveva cominciato ad aleggiare nelle loro menti sottoforma di pietruzze, sassolini, piccoli diamanti o granellini di sabbia è scomparso. Ora sono tutti/e consapevoli di avere in mano dei cristalli di sale grosso.
Convegno Erickson sulla qualità dell’inclusione scolastica, Rimini 2019
Uno dei relatori ha raccontato al pubblico in sala il seguente episodio.
Un paio di settimane fa mentre stavo passeggiando con il mio bambino che, da lì a qualche giorno, avrebbe compiuto cinque anni, mi venne spontaneo domandargli quale regalo gli sarebbe piaciuto ricevere da parte mia. Mentre stava per rispondermi, mi è squillato il cellulare. Dal momento che si trattava di una telefonata di lavoro ho risposto. Il collega dall’altra parte ha cominciato a chiedermi ragguagli rispetto ad una pratica burocratica che avevo seguito e che doveva completare. La conversazione sarà durata circa dieci minuti, alla fine della quale, ho rilanciato a mio figlio: – Che cosa vorresti che il papà ti regalasse per il tuo compleanno?-
Al che lui, tutto rabbuiato, ha risposto: -Vorrei un papà con il cellulare rotto-
Teatro in zona Vanchiglia a Torino, Marzo 2025
Cinque minuti prima di uno spettacolo teatrale per alunni/e della scuola primaria, uno degli attori/registi, dal palco, si rivolge al pubblico dicendo:
-E ora bambine e bambini preparatevi ad un evento straordinario: maestri e maestre spegneranno i cellulari-

Sorge spontanea una domanda: che cosa sta succedendo alla capacità di attenzione di molti adulti delle comunità educanti?
Se, come scriveva nel 1942 Simone Weil, l’obiettivo fondamentale dell’educazione è di sviluppare l’attenzione’,(…) quel presente che diventa istante eterno, una crisalide compiuta poiché in continua trasformazione’(…), come possiamo coltivarla in un tempo che invita continuamente adulti e giovanissimi alla dis-attenzione?

Ancorarsi all’indicativo presente, l’istante eterno della Weil potrebbe essere uno stimolo morale per tutti gli educatori che riconoscono nell’attenzione la forma più elevata dell’amore umano, in cui si manifesta il rispetto per l’altro, il bisogno di ascolto, la necessità di aiuto e fratellanza, il sentirsi parte di una stessa comunità educante.
Ed è proprio lì, ci ricorda ancora la Weil,“(…)nel sospendere il proprio pensiero, nel lasciarlo disponibile, vuoto e permeabile al soggetto, nel mantenere ai margini del proprio pensiero, ma a livello inferiore e senza contatto con esso, le diverse conoscenze acquisite che si è costretti ad usare”, che le cose entrano in gioco e in relazione, illuminando la realtà di nuovi significati.
Quando siamo davvero presenti, quando entriamo davvero in relazione con gli altri e con le cose, quando ci sentiamo invitati e accolti, allora è possibile ri-nominare insieme il mondo.
Attenzione e stupore possono rappresentare due bussole per gli adulti che hanno a che fare con bambini, fanciulli e ragazzi. Il loro comportarsi bene nel cosmo è il vero humus degli esseri umani in divenire, di questi preziosi semi di futuro.

Wislawa Szymborska, Disattenzione
Ieri mi sono comportata male nel cosmo. Ho passato tutto il giorno senza fare domande, senza stupirmi di niente. Ho svolto attività quotidiane, come se ciò fosse tutto il dovuto. Inspirazione, espirazione, un passo dopo l’altro, incombenze, ma senza un pensiero che andasse più in là dell’uscire di casa e del tornarmene a casa. Il mondo avrebbe potuto essere preso per un mondo folle, e io l’ho preso solo per uso ordinario. Nessun come e perché – e da dove è saltato fuori uno così – e a che gli servono tanti dettagli in movimento. Ero come un chiodo piantato troppo in superficie nel muro (e qui un paragone che mi è mancato). Uno dopo l’altro avvenivano cambiamenti perfino nell’ambito ristretto d’un batter d’occhio. Su un tavolo più giovane, da una mano d’un giorno più giovane, il pane di ieri era tagliato diversamente. Le nuvole erano come non mai e la pioggia era come non mai, poiché dopotutto cadeva con gocce diverse. La terra girava intorno al proprio asse, ma già in uno spazio lasciato per sempre. È durato 24 ore buone. 1440 minuti di occasioni. 86.400 secondi in visione. Il savoir-vivre cosmico,
Pedagogista, artista e autrice di libri per l’infanzia, Rossana Colli è specializzata nella didattica della lingua per bambini della scuola primaria. Da quasi trent’anni opera nelle scuole primarie pubbliche e private, con l’obiettivo di favorire la fioritura dei talenti individuali dei bambini attraverso l’uso consapevole della Parola — che racconta, crea immagini e costruisce senso — e dell’Arte — che dipinge, plasma e dà forma all’immaginazione e all’esperienza.
Laureata in Lettere Moderne con orientamento pedagogico presso l’Università degli Studi di Milano, è stata Cultore della materia presso la Facoltà di Scienze della Formazione Primaria dell’Università di Torino, sede di Savigliano. Dal 2009 è Counselor filosofico-pedagogico professionista (SSCF e ISFiPP), ambito nel quale progetta e conduce percorsi formativi rivolti a insegnanti e genitori, incentrati su tematiche pedagogiche, artistiche e filosofiche.
All’interno della Scuola Superiore di Counseling Filosofico (SSCF) e dell’Istituto Superiore di Filosofia, Psicologia, Psichiatria (ISFiPP), è docente del modulo Filosofia a scuola nel Master di Specializzazione in Counseling Filosofico, contribuendo alla formazione di professionisti capaci di accompagnare i processi educativi con sensibilità, riflessione critica e ascolto profondo.
È inoltre membro del Direttivo di Proxxima APS e responsabile della linea Viaggio nel Regno del Linguaggio all’interno del Progetto Diderot della Fondazione CRT, attivo nelle regioni Piemonte e Valle d’Aosta.
Tra le sue pubblicazioni più recenti, I doni delle api (Storiedichi Edizioni, 2023), scritto insieme a Monica Colli e illustrato da Erica Verri, è un albo illustrato che invita i bambini a conoscere i compiti delle api nell’alveare e a scoprire la potenza e la dolcezza della gratitudine.
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Formazione SSCF · ISFiPP
Master in Counseling Filosofico
Un percorso strutturato di formazione al Counseling Filosofico e alle pratiche filosofiche, tra studio, laboratori, supervisione e ricerca personale.





