Come se il mondo fosse cambiato. Cronaca di una trasformazione interiore

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Come se il mondo fosse cambiato è la storia senza eventi di un mutamento interiore, di un cambiamento nella percezione dell’esistenza, nato da domande e riflessioni che insorgono in modo spontaneo, in alcune persone, a un certo punto della vita. È il racconto di come si possa andare oltre il senso delle cose e della vita stessa, oltrepassando il sottile e invisibile gioco della nostra mente, quando pensa nella sola forma che le è consentita. Il testo che segue era parte di un mio libro, scritto anni fa, dal titolo Oltre il senso della vita. Nel libro, parti teoriche si…

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Descrizione

Come se il mondo fosse cambiato è la storia senza eventi di un mutamento interiore, di un cambiamento nella percezione dell’esistenza, nato da domande e riflessioni che insorgono in modo spontaneo, in alcune persone, a un certo punto della vita.

È il racconto di come si possa andare oltre il senso delle cose e della vita stessa, oltrepassando il sottile e invisibile gioco della nostra mente, quando pensa nella sola forma che le è consentita.

Il testo che segue era parte di un mio libro, scritto anni fa, dal titolo Oltre il senso della vita. Nel libro, parti teoriche si alternavano a momenti in cui il protagonista, un certo Lucien, raccontava i propri pensieri e le proprie riflessioni. Il senso era quello di spiegare le parole di Lucien che, in modo simmetrico, potevano dare una visione più vissuta e concreta a considerazioni filosofiche e scientifiche.

Andare oltre il senso della vita significava superare le regole del nostro pensare, che esigono un senso nelle cose e nella vita stessa. La ricerca di senso pare essere una trappola che la nostra mente escogita, in modo inconsapevole, per rispettare le leggi che contraddistinguono il suo funzionamento. Se tale ricerca è un inganno della psiche, che indaga incessantemente cause e fini, forse, per esistere, non abbiamo bisogno di avere a ogni costo un senso. Così ci ammonisce Emil Cioran quando, nell’affannosa e infruttuosa ricerca del senso della vita, infine dice: ma è proprio così necessario vivere avendo un senso? Oppure possiamo comunque vivere anche senza? (Cioran E. Al culmine della disperazione, Adelphi, 1998, p.114)

Lucien, il protagonista del testo che segue, è un nome fittizio, non scelto a caso. Nel 2004 mi trovavo a Londra per motivi di lavoro e si stava svolgendo in quel periodo una mostra del pittore Lucian Freud, nipote di Sigmund Freud, il ben noto neurologo, padre della psicoanalisi. Forse il nonno deve aver influenzato non poco il suo modo di dipingere perché i suoi ritratti sembrano scavare all’interno dell’animo umano. Il suo è uno stile unico che si focalizza su volti e corpi che, sebbene dipinti su tela, sembrano sculture a tre dimensioni.

In particolare vi è un suo autoritratto del 1985 che, se osservato con il cuore, trasmette turbamento e inquietudine, tristezza e nostalgia, saggezza e disperazione. Proprio come il Lucien, che parla nelle righe che seguono.

Quando leggerete, immaginate che sia questo volto a parlare.