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I tre piani dell’Analisi Esistenziale

Per chi è l’Analisi Esistenziale? I tre piani di applicazione — filosofico, psicologico e psichiatrico — nella prospettiva ISFiPP, con finalità e competenze distinte.

Avatar Lodovico Berra
I tre piani dell’Analisi Esistenziale

«Ho raggiunto ciò che volevo. Perché questa vita non mi corrisponde più?»

Una domanda come questa può emergere durante un colloquio professionale, dopo una separazione o nel silenzio di una giornata ordinaria, quando ciò che sembrava certo perde significato.

È da qui che comincia l’indagine.

Nell’Analisi Esistenziale ci chiediamo come una persona abiti la propria vita: quali possibilità riconosca, quali valori orientino le sue scelte e quale futuro riesca ancora a immaginare. Per iniziare, propongo tre domande concrete: che cosa conta per me oggi? Quali scelte sto rinviando? Il progetto che seguo esprime ancora ciò che desidero? Fermarsi su queste domande significa già individuare un terreno di lavoro.

Ma con quali strumenti?

Il Master in Analisi Esistenziale si rivolge a filosofi, counselor filosofici, psicologi, psicoterapeuti, psichiatri e a chi desidera esplorare filosoficamente l’esistenza. Una prospettiva comune incontra professioni diverse, ciascuna con finalità e competenze proprie. Comprendere questa distinzione è essenziale!

Per orientarsi, il primo passo è riconoscere il proprio ambito di applicazione: filosofico, per chiarire significati, valori e possibilità; psicologico, per lavorare sulla visione del mondo e sul progetto di vita entro le proprie competenze; psichiatrico, per comprendere l’esperienza della persona che vive un disturbo mentale, integrando gli strumenti clinici necessari.

Tre piani, dunque. Conoscerli aiuta a scegliere una formazione coerente con il proprio lavoro e a capire come utilizzare la prospettiva esistenziale nella pratica.

L’Analisi Esistenziale può essere considerata secondo tre differenti piani di applicazione: un piano filosofico, un piano psicologico e un piano psichiatrico.

Questi tre piani non devono essere intesi come livelli gerarchicamente sovrapposti, quasi che l’uno rappresenti una forma più evoluta o più completa dell’altro. Essi corrispondono piuttosto a differenti modalità di applicazione della prospettiva esistenziale, caratterizzate da finalità, strumenti e competenze professionali diverse.

1. Piano filosofico

Il primo piano è quello strettamente filosofico e costituisce, in un certo senso, il nucleo originario dell’Analisi Esistenziale.

In questo ambito l’esistenza viene considerata attraverso un atteggiamento filosofico, senza finalità diagnostiche, terapeutiche o psicologiche. Oggetto dell’indagine sono le grandi dimensioni che caratterizzano il vivere umano: la libertà, la responsabilità, la scelta, il limite, la temporalità, la relazione con gli altri, la solitudine, la morte, il senso, il progetto, i valori e il rapporto dell’individuo con il proprio mondo.

L’Analisi Esistenziale assume qui la forma di una riflessione filosofica sull’esperienza concreta della vita. Un evento non viene interpretato chiedendosi quali processi psicologici lo abbiano determinato, ma interrogandone il significato esistenziale.

Una separazione, un fallimento, una perdita, una scelta professionale, la noia, l’angoscia o la percezione della propria finitudine possono così diventare occasioni attraverso le quali interrogare il modo in cui la persona sta vivendo la propria esistenza.

L’atteggiamento fondamentale non è quindi quello del terapeuta che cerca una causa psicologica o una modificazione clinica, ma quello di chi interroga filosoficamente l’esistenza, cercando di comprenderne significati, contraddizioni, possibilità e limiti.

È il piano proprio del filosofo e di chi utilizza l’Analisi Esistenziale come metodo di comprensione e chiarificazione filosofica dell’esperienza umana.

2. Piano psicologico

Il secondo piano introduce una dimensione maggiormente applicativa e operativa.

La prospettiva esistenziale viene qui utilizzata dallo psicologo o dallo psicoterapeuta all’interno delle rispettive competenze professionali per comprendere come la persona abbia organizzato il proprio rapporto con se stessa, con gli altri e con il mondo.

Acquistano particolare rilevanza aspetti come la relazione, l’empatia, l’uso dei sogni o concetti quali la visione del mondo, il progetto esistenziale, l’autenticità.

La visione del mondo rappresenta l’insieme, spesso solo parzialmente consapevole, delle convinzioni attraverso le quali la persona interpreta se stessa, gli altri e la realtà. Essa costituisce una sorta di orizzonte all’interno del quale gli eventi acquistano significato.

Il progetto esistenziale riguarda invece il modo in cui l’individuo orienta la propria vita verso determinate possibilità, valori e forme di realizzazione.

L’intervento può allora favorire una revisione critica della propria visione del mondo e una riorganizzazione del progetto esistenziale, soprattutto quando questo sia divenuto troppo rigido, contraddittorio, irrealizzabile o non più corrispondente alla situazione concreta della persona.

Non si tratta semplicemente di modificare un pensiero disfunzionale o un comportamento, ma di interrogare più radicalmente il modo in cui la persona sta costruendo e conducendo la propria esistenza.

In questo secondo piano l’Analisi Esistenziale entra quindi in dialogo con la psicologia e, quando praticata dallo psicoterapeuta all’interno di un trattamento psicoterapeutico, può concorrere alla comprensione e alla modificazione di modalità problematiche di rapporto con sé e con il mondo.

3. Piano psichiatrico

Il terzo piano riguarda l’incontro tra prospettiva esistenziale e psicopatologia.

L’Analisi Esistenziale viene qui applicata alla comprensione della persona affetta da un disturbo mentale, come può avvenire, per esempio, nella schizofrenia e negli altri disturbi psicotici, nei disturbi deliranti, nei disturbi dell’umore, nei disturbi alimentari o in altre condizioni psicopatologiche.

In questo contesto la prospettiva esistenziale non sostituisce la diagnosi clinica né il trattamento medico o psicoterapeutico quando questi sono necessari. Introduce piuttosto una dimensione ulteriore: cerca di comprendere come la persona viva la propria condizione e come il disturbo modifichi il suo modo di essere-nel-mondo.

La domanda non è soltanto: «Quale disturbo presenta questa persona?» ma anche: «Come è diventato il suo mondo? Come vive il proprio corpo, il tempo, lo spazio, gli altri, il futuro e se stessa all’interno di questa esperienza?»

Nel disturbo psicotico, per esempio, non interessa soltanto identificare la presenza di un delirio o di un’allucinazione. L’indagine esistenziale cerca anche di comprendere il mondo nel quale quella particolare esperienza diviene possibile e significativa per il soggetto.

Analogamente, nel disturbo alimentare non ci si limita a considerare il comportamento alimentare o l’immagine corporea, ma ci si può interrogare sul particolare rapporto della persona con il proprio corpo, con il controllo, con l’identità, con gli altri e con il proprio progetto di vita.

L’approccio esistenziale consente quindi di evitare che la persona venga ridotta alla propria diagnosi. Il paziente affetto da schizofrenia non coincide con “lo schizofrenico”; la persona con anoressia non coincide con “l’anoressica”. La patologia rappresenta una dimensione della sua esistenza, non la totalità della sua esistenza.

Compito dell’Analisi Esistenziale, in questo ambito, è contribuire a comprendere la particolare forma assunta dall’esistenza nella condizione psicopatologica e aiutare la persona, nei limiti delle possibilità consentite dalla sua condizione, a ritrovare possibilità, orientamento, relazioni, progettualità e significato.

Questo piano richiede necessariamente il rispetto delle specifiche competenze professionali. Lo psichiatra interviene anche nella dimensione medica e psicopatologica; lo psicologo può svolgere attività di valutazione, diagnosi e sostegno psicologico; la psicoterapia richiede invece la specifica abilitazione prevista per medici e psicologi.

Un unico metodo, tre differenti campi di applicazione

I tre piani possono quindi essere rappresentati come una progressiva estensione del campo di applicazione dell’Analisi Esistenziale.

Nel piano filosofico, l’oggetto è l’esistenza in quanto tale e il metodo rimane essenzialmente filosofico-esistenziale.

Nel piano psicologico, la prospettiva esistenziale viene utilizzata per comprendere e favorire una revisione della visione del mondo e del progetto attraverso cui la persona organizza la propria vita.

Nel piano psichiatrico, essa contribuisce alla comprensione dell’esistenza della persona che vive una condizione di sofferenza psichica o di disturbo mentale, integrandosi — senza sostituirli — con gli strumenti diagnostici e terapeutici propri delle professioni sanitarie.

Ciò che rimane costante nei tre piani è il principio fondamentale dell’Analisi Esistenziale: l’essere umano non può essere interamente spiegato attraverso un modello della psiche, una diagnosi o un insieme di sintomi, perché è anzitutto un’esistenza concreta, irriducibile e singolare, che prende forma nel rapporto con il proprio mondo e con le proprie possibilità di essere.

Key Takeaways

  • L’Analisi Esistenziale esplora come la persona vive la propria vita, interrogandosi su valori e scelte.
  • Ci sono tre piani dell’Analisi Esistenziale: filosofico, psicologico e psichiatrico, ognuno con obiettivi e strumenti diversi.
  • Il piano filosofico si concentra sull’esistenza e sul significato della vita, mentre il piano psicologico lavora sulle relazioni e progetti esistenziali.
  • Il piano psichiatrico integra la prospettiva esistenziale con la comprensione dei disturbi mentali senza sostituire le diagnosi cliniche.
  • Questi piani non sono gerarchici, ma modalità diverse di applicazione dell’Analisi Esistenziale.
Lodovico Berra, Psichiatra, Psicoterapeuta, Psicoanalista, Direttore SSCF & ISFIPP

Medico specialista in psichiatria, psicoterapeuta e psicoanalista, Fondatore e Direttore della Scuola Superiore in Counseling Filosofico e del Istituto Superiore di Filosofia, Psicologia e Psichiatria.
Ha iniziato ad occuparsi di psicoterapia esistenziale e dei rapporti tra psichiatria e filosofia alla fine degli anni 80, subito dopo la laurea in medicina e chirurgia.
Nel 1998 ha fondato la Scuola Italiana di Psicoterapia Esistenziale (SIPE) e nel 2007 l’Istituto Superiore di Filosofia, Psicologia, Psichiatria (ISFIPP) di cui è attualmente direttore.
Ha studiato e si è perfezionato a Zurigo, Ginevra, Parigi, New York, Boston, Los Angeles.
È autore di una ventina di libri e di un centinaio di articoli su riviste nazionali ed internazionali nel campo della psichiatria, della psicologia e della filosofia.

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