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Pensiero ed esistenza. Come la nostra mente costruisce il mondo

di

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Pensiero ed esistenza, Lodovico Berra

L’indagine sulla mente appare un’impresa affascinante ma pericolosa. Non possiamo avvicinarci ad essa come a un oggetto esterno, distante e neutrale, perché la mente è al tempo stesso lo strumento e il campo dell’indagine. Conosciamo il mondo attraverso il pensiero, e conosciamo il pensiero attraverso il pensiero stesso. Questo paradosso originario accompagna ogni tentativo di comprensione, poichè studiare la mente significa inevitabilmente specchiarsi in essa, accettando che ogni scoperta sia filtrata, modellata e forse deformata dal modo stesso in cui la mente funziona.

Infatti la nostra conoscenza non è mai veramente “pura”. Essa nasce all’interno di una struttura ben precisa: il sistema nervoso umano. Vediamo, sentiamo, ricordiamo e pensiamo perché il nostro cervello è fatto in un certo modo e opera secondo determinate leggi biologiche. Se questa struttura fosse diversa, se le sue connessioni seguissero altre logiche, anche il nostro modo di essere al mondo sarebbe radicalmente differente. Non possiamo uscire da questa condizione, possiamo conoscere solo ciò che il nostro cervello ci consente di conoscere, e solo nei modi che esso rende possibili.

Da qui nasce una delle questioni più profonde e antiche: la mente coincide con il cervello che la produce oppure è qualcosa di altro? È un semplice epifenomeno dell’attività neuronale o può essere pensata come una realtà immateriale, la psiche, o addirittura come una dimensione spirituale, l’anima? Qualunque posizione si assuma, resta un dato ineludibile: ogni esperienza mentale passa attraverso il cervello. Le evidenze cliniche lo mostrano con chiarezza disarmante. Una lesione cerebrale può alterare il linguaggio, la memoria, l’identità, le emozioni, fino a trasformare radicalmente la persona. È come se un piccolo guasto nella materia potesse riscrivere l’intera trama dell’esistenza soggettiva.

Tra gli strumenti di cui disponiamo per esplorare la mente, l’introspezione appare come il più diretto, il più concreto. Guardare dentro di sé sembra offrire un accesso privilegiato al funzionamento del pensiero. Eppure proprio qui si nasconde una difficoltà cruciale, poichè la mente che osserva se stessa produce inevitabilmente un artefatto. L’osservatore e l’osservato coincidono. Ogni atto di auto-osservazione modifica ciò che viene osservato, come accade in uno specchio che non riflette mai senza distorsioni. L’introspezione è preziosa, ma non innocente; illumina e, allo stesso tempo, altera.

La mente, nel suo manifestarsi quotidiano, prende forma soprattutto nel pensiero. Un pensiero che è prevalentemente linguistico, fatto di parole, frasi, narrazioni interiori. Il linguaggio non è solo uno strumento del pensiero, ne è la struttura portante. Attraverso il linguaggio organizziamo l’esperienza, diamo nomi alle emozioni, costruiamo significati, raccontiamo a noi stessi chi siamo. Pensare significa, in larga parte, parlare interiormente. Anche quando il pensiero assume forme visive, simboliche o intuitive, resta profondamente intrecciato alla dimensione linguistica che lo sostiene e lo definisce.

Immaginare una mente senza pensiero significa avvicinarsi a un vuoto radicale. Senza pensiero sembrano dissolversi le dinamiche psichiche, le memorie, i sogni, persino il senso di continuità personale. L’Io, così come lo conosciamo, appare inseparabile dal flusso del pensiero. Una mente senza pensiero è una mente senza Io. Esistono tradizioni filosofiche e spirituali che mettono in discussione questa affermazione, proponendo stati di coscienza oltre il pensiero discorsivo, ma nello studio della psicologia, della psichiatria e della filosofia occidentale il pensiero resta il fulcro dell’identità personale, ciò che dà forma alla personalità e ne garantisce la coerenza.

Ciononostante il pensiero, pur essendo la nostra risorca più preziosa, non è privo di ombre. Può deviare, irrigidirsi, costruire concetti estremi, assoluti, incapaci di tollerare l’ambiguità. In queste derive il pensiero, invece di sostenere la vita, può diventare una condanna. Le idee si trasformano in gabbie, le convinzioni in dogmi interiori, e la mente entra in crisi. Comprendere il pensiero significa allora anche riconoscerne i limiti, le fragilità, i punti di rottura.

Lo scopo di questo testo è proprio questo: interrogare il pensiero, esplorarne la struttura, comprenderne il ruolo fondativo. Il pensiero non è un semplice accessorio dell’essere umano, ma il terreno stesso su cui si costruisce l’esistenza. Viviamo nella e attraverso la mente. Per questo possiamo affermare che l’esistenza di un essere umano si fonda sulla sua mente: fragile, potente, limitata, creativa. Conoscerla non significa dominarla, ma avvicinarsi con rispetto a ciò che, più di ogni altra cosa, ci rende ciò che siamo.

Lodovico Berra, Psichiatra, Psicoterapeuta, Psicoanalista, Direttore SSCF & ISFIPP

Medico specialista in psichiatria, psicoterapeuta e psicoanalista, Fondatore e Direttore della Scuola Superiore in Counseling Filosofico e del Istituto Superiore di Filosofia, Psicologia e Psichiatria.
Ha iniziato ad occuparsi di psicoterapia esistenziale e dei rapporti tra psichiatria e filosofia alla fine degli anni 80, subito dopo la laurea in medicina e chirurgia.
Nel 1998 ha fondato la Scuola Italiana di Psicoterapia Esistenziale (SIPE) e nel 2007 l’Istituto Superiore di Filosofia, Psicologia, Psichiatria (ISFIPP) di cui è attualmente direttore.
Ha studiato e si è perfezionato a Zurigo, Ginevra, Parigi, New York, Boston, Los Angeles.
È autore di una ventina di libri e di un centinaio di articoli su riviste nazionali ed internazionali nel campo della psichiatria, della psicologia e della filosofia.