Monismo e Dualismo: due prospettive contrapposte

Uno dei temi fondamentali della psicologia biologica riguarda la natura della mente e la sua relazione con il cervello: sono la stessa entità o due componenti distinte?

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Schema cartesiano del rapporto tra mente e corpo con riferimento alla ghiandola pineale

Il dibattito tra monismo e dualismo rappresenta una delle questioni più rilevanti e persistenti della filosofia della mente e delle neuroscienze. Esso si concentra sul rapporto tra mente e corpo, e più in particolare sul modo in cui le esperienze coscienti, i processi cognitivi e gli stati emotivi si rapportano con l’attività neurobiologica e con la dimensione materiale dell’organismo.

Il monismo propone che mente e corpo siano costituiti da un’unica sostanza fondamentale, interpretata però in modi diversi a seconda della tradizione filosofica.

Monismo idealista. Secondo la prospettiva idealista, tutta la realtà è riducibile alla dimensione mentale o spirituale. L’esperienza sensoriale non è altro che una proiezione o manifestazione della mente stessa. Tale visione trova radici nel pensiero di filosofi come Berkeley, per il quale esse est percipi (“essere è essere percepito”), e più in generale nella tradizione idealista tedesca, che concepiva la realtà come il prodotto dello spirito assoluto. In questo quadro, l’anima o la coscienza assumono il primato ontologico, e il mondo materiale viene interpretato come derivato o come manifestazione secondaria.

Monismo materialista. In opposizione, il monismo materialista afferma che tutto ciò che esiste è di natura fisica. La mente, in questa prospettiva, non è una sostanza autonoma, ma il risultato dell’attività neurobiologica del cervello. L’esperienza cosciente viene ricondotta a processi elettrochimici, a configurazioni neurali e a interazioni sinaptiche. Questa posizione, sviluppatasi soprattutto in epoca moderna con la diffusione delle scienze naturali e delle neuroscienze, trova espressione nelle correnti riduzioniste, per le quali termini come “coscienza”, “volontà” o “intenzionalità” possono essere tradotti in linguaggio neurofisiologico. Tuttavia, questa impostazione si scontra con la cosiddetta hard problem of consciousness formulata da Chalmers: la difficoltà di spiegare come i processi fisici del cervello possano generare l’esperienza soggettiva del vissuto.

Al contrario del monismo, il dualismo afferma l’esistenza di due principi distinti e irriducibili: da un lato la mente, dall’altro il corpo. La loro interazione è considerata necessaria, ma la loro natura è diversa.

Il dualismo cartesiano. Cartesio è il principale riferimento storico del dualismo moderno. Egli distingue la res cogitans (la cosa pensante, immateriale, indivisibile, non estesa) dalla res extensa (la cosa materiale, divisibile, misurabile nello spazio). La mente, in quanto sostanza pensante, non può essere ridotta ai meccanismi del corpo. Tuttavia Cartesio stesso dovette affrontare il problema di come queste due sostanze interagiscano, proponendo l’ipotesi della ghiandola pineale come punto di connessione, oggi considerata insostenibile sul piano scientifico.

Strumentalismo. All’interno della tradizione dualista, lo strumentalismo considera il cervello come un mezzo o strumento attraverso il quale l’anima si manifesta. In questa prospettiva, le funzioni cognitive e i comportamenti non sono prodotti dal cervello in quanto tale, ma dalla mente che utilizza l’organo cerebrale come veicolo. Ciò implica una concezione dell’anima come principio attivo, capace di trascendere il piano materiale pur servendosene per agire nel mondo.

Ilomorfismo aristotelico. Un’altra forma di dualismo è rappresentata dall’ilomorfismo aristotelico. Aristotele definiva l’anima come “atto primo di un corpo naturale organizzato”, ossia come forma che dà vita e finalità alla materia. In questa concezione l’anima non è una sostanza separata, ma la dimensione formale che rende un corpo vivente ciò che è. Essa conferisce unità e orientamento, senza tuttavia ridursi al solo funzionamento fisiologico. L’ilomorfismo ha influenzato profondamente la filosofia medievale, specialmente attraverso Tommaso d’Aquino, e mantiene tuttora un ruolo nelle discussioni contemporanee su mente, coscienza e finalismo biologico.

Il confronto tra monismo e dualismo non si limita a un problema metafisico, ma ha rilevanza clinica, etica e neuroscientifica. Dal punto di vista scientifico, il monismo materialista appare più coerente con i dati empirici: l’attività neuronale è correlata in modo sistematico con le esperienze soggettive e con le alterazioni psicopatologiche.

Le neuroscienze hanno dimostrato come lesioni specifiche producano deficit cognitivi o cambiamenti di personalità, suggerendo che la mente sia radicata nella materia cerebrale.

Dal punto di vista filosofico, il monismo materialista incontra difficoltà nel rendere conto della qualità soggettiva delle esperienze e della continuità dell’identità personale.

Qui il dualismo sembra offrire uno spazio concettuale per pensare la coscienza come realtà autonoma, non riducibile al fisico. In una prospettiva clinica la questione non è puramente speculativa. Adottare un paradigma monista implica leggere i disturbi mentali come espressioni di alterazioni neurobiologiche e orientare le cure prevalentemente sul piano farmacologico e neuroscientifico. Adottare invece una prospettiva dualista apre a interpretazioni che valorizzano la dimensione soggettiva, esistenziale e spirituale della sofferenza, privilegiando interventi terapeutici orientati alla parola, alla relazione e al significato.

Lodovico Berra, Psichiatra, Psicoterapeuta, Psicoanalista, Direttore SSCF & ISFIPP

Medico specialista in psichiatria, psicoterapeuta e psicoanalista, Fondatore e Direttore della Scuola Superiore in Counseling Filosofico e del Istituto Superiore di Filosofia, Psicologia e Psichiatria.
Ha iniziato ad occuparsi di psicoterapia esistenziale e dei rapporti tra psichiatria e filosofia alla fine degli anni 80, subito dopo la laurea in medicina e chirurgia.
Nel 1998 ha fondato la Scuola Italiana di Psicoterapia Esistenziale (SIPE) e nel 2007 l’Istituto Superiore di Filosofia, Psicologia, Psichiatria (ISFIPP) di cui è attualmente direttore.
Ha studiato e si è perfezionato a Zurigo, Ginevra, Parigi, New York, Boston, Los Angeles.
È autore di una ventina di libri e di un centinaio di articoli su riviste nazionali ed internazionali nel campo della psichiatria, della psicologia e della filosofia.

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Formazione ISFiPP in filosofia, psicologia e psichiatria

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Corso di Psicofarmacologia

Corso di Psicofarmacologia ISFIPP

Corso rivolto a psicologi e operatori sanitari per approfondire classi di psicofarmaci, meccanismi d’azione e implicazioni cliniche.