Queste brevi note biografiche vogliono introdurre al pensiero di Michele Torre, un pensiero originale e affascinante, fino ad oggi non abbastanza valorizzato e che ritengo sia oggi da riconsiderare con attenzione.

In un momento di crisi delle teorie e delle pratiche psicoanalitiche, dove la grande espansione delle conoscenze neuropsicologiche ha visto prevalere gli approcci di tipo pragmatico-cognitivista, si è indebolito l’ aspetto più filosofico ed umanistico della psicoterapia, inducendo una visione ed una pratica clinica sempre più meccanicistica. E’ così opportuno tentare di ricomporre gli equilibri in una scienza, quale la psichiatria, in un tempo in cui non si può negare l’ esistenza di evidenze biologiche, ormai acquisite e in continua evoluzione, e la necessità di integrare le conoscenze psicologiche con un sapere metafisico, unico in grado di offrire una visione unitaria e globale.
La suddivisione operata da Dilthey tra ‘scienze della natura’ e ‘scienze dello spirito’ e poi ripresa da Jaspers può e deve oggi essere superata, in particolare nel campo della psichiatria. Le scienze della natura avrebbero il compito sarebbe quello di spiegare i fenomeni naturali mediante l’ individuazione di meccanismi di causalità, mentre le scienze dello spirito si occuperebbero dei fenomeni interni al soggetto, non oggettivabili per definizione. I vissuti non andrebbero solo spiegati, ma devono essere anche compresi e non essendo unicamente riconducibili a leggi generali fondate su modelli logici di tipo causalistico.
Fu Karl Jaspers a introdurre i termini di comprensione e spiegazione, con la convinzione che la psicologia debba utilizzare soltanto il metodo della comprensione, poiché la spiegazione porta ad irrecuperabili mutilazioni dell’ esperienza che si ha nel malato di mente.
Ma sebbene questa suddivisione possa apparire a prima vista una sorta di frattura interna dell’ individuo, tra persona e organismo, tra soggetto malato e soggetto esistenziale, osservato e curato da due diversi ed apparentemente inconciliabili metodi, neurobiologico e psicologico-esistenziale, forse solo la loro coesistenza e fusione può consentire una più completa e realistica dimensione osservativa.

Come pochi altri psichiatri del nostro tempo Torre riuscì a dare un’ impronta personale ad una rigorosa e sistematica trattazione dei disturbi mentali, fornendo una interpretazione critica insieme ad una innovativa concezione psicodinamica. Questo bilanciando e intrecciando aspetti biologici e psicologici e filosofici in un modo quasi impercettibile ma estremamente efficace, riuscendo nell’ impresa di fornire una immagine della psichiatria come scienza che racchiude in sé diversi rami del sapere: biochimica, neurobiologia, farmacologia, psichiatria clinica, psicopatologia, filosofia. Questo è particolarmente evidente nel suo ancora attuale “Trattato di Psichiatria” dove convivono senza conflitti aspetti biologici, clinici e filosofici.
Goethe afferma che perché una qualunque filosofia abbia importanza per la vita deve essere amata e vissuta e non abbiamo dubbi che, esaminando la sua vita, anche per Torre sia stato così. Come ogni vero pensatore di ispirazione esistenzialista, possiamo notare come gli eventi della sua biografia siano strettamente intrecciati con la propria personale visione del mondo.
« Era un uomo che avrebbe potuto essere un guerriero, pensava il Cavaliere, molto alto, con larghe spalle e l’aspetto sicuro di sé; anche i movimenti che fece sedendosi su invito di Ariel erano armonici ed eleganti».
Così Michele Torre descrive se stesso nelle pagine di questo testo inedito.
Nacque a Spinetta Marengo, nella provincia piemontese di Alessandria, nel 1917. Figlio di padre ebreo e di madre cattolica, da lei sarà battezzato di nascosto. Sono forse queste le basi del suo agnosticismo, che creerà in lui una severissima morale laica e un forte senso del dovere.
L’ essere stato battezzato, anche solo come atto formale, lo salverà dalle deportazioni fasciste. Ma il suo spiccato senso di libertà lo portò alla militanza partigiana, aderendo al Partito d’ Azione e al Comitato di Liberazione Nazionale in qualità di ufficiale medico.
Da studente, e per qualche anno dopo la laurea in medicina, frequentò regolarmente l’ Istituto di Anatomia Umana diretto dal celebre prof. Giuseppe Levi. Svolse poi attività di ricerca sull’ istologia con Guido Filogamo e a Rita Levi Montalcini, allievi insieme al Renato Dulbecco dello stesso prof. Levi. Successivamente i suoi studi si diressero verso la neurologia e la psichiatria e verso la carriera universitaria, alla quale affiancò inizialmente anche l’ attività di medico di base.
Fu direttore dell’ Istituto di Clinica Psichiatrica e della Scuola di Specializzazione in Psichiatria nell’ Università di Torino.
L’ amicizia con Nicola Abbagnano, fondamentale punto di riferimento del pensiero esistenzialista italiano, rappresentò un momento decisivo nello sviluppo del suo pensiero avvicinandolo all’ esistenzialismo positivo. Questo pur mantenendo sempre particolare attenzione agli aspetti più biologici e medici della psichiatria.
Egli elaborerà così una originale teoria esistenzialista a fondamento di una interpretazione psicologica delle nevrosi e di alcune condizioni psicotiche, quali il delirio. Questa è ampiamente descritte nel trattato di Psichiatria (1981) e nell’ opera “Esistenza e progetto” (1982) in cui meglio vengono espressi i fondamenti psicodinamici della sua teorizzazione.
Come accennato, la sua vita fu improntata all’ autenticità come scelta esistenziale e ciò lo fece apparire a volte scontroso e arrogante, ma anche per questo impermeabile alle costanti pressioni politiche. L’ intransigenza verso se stesso e con gli altri lo porterà ad affrontare spesso difficoltà inevitabili scaturite da queste scelte.
La forza del suo carattere gli permise di superare con determinazione i momenti di contestazione studentesca degli anni sessanta. Nel 1969 tenne imperterrito, ligio al suo dovere, la sua lezione accademica di Psichiatria di 45’, in un aula gremita di contestatori che gli lanciavano monetine.
In opposizione alle correnti antipsichiatriche del tempo fu contrario alla frettolosa chiusura degli ospedali psichiatrici, già consapevole dei loro limiti ma ancor più preoccupato dell’ inesistenza di alternative disponibili in breve tempo.
Michele Torre accetterà la malattia mettendola ai margini della vita, con un significato di irrilevanza, scegliendo in senso esistenziale la necessità della morte.
Come da lui stesso scritto in Esistenza e Progetto, ogni momento va sempre bene per morire in quanto sin che sono in vita il progetto, come progettazione e anticipazione, non finisce mai.
Questo che segue rappresenta un testo inedito, da lui scritto negli ultimi anni di vita, che può rappresentare la conclusione e il completamento delle sue opere precedenti (il “Trattato di Psichiatria” ed “ Esistenza e Progetto”).
Esso fornisce una visione più vissuta di alcune delle sue teorie, riconoscendo nel racconto una delle vie più adatte alla comprensione, metodo proprio della letteratura psichiatrica esistenzialista del novecento, quali si ritrova nelle patobiografie di Jaspers e Binswanger.
Ai fini di una più semplice comprensione precede una breve sintesi dei principali aspetti del pensiero di Torre che introducono ad una più chiara lettura del testo.
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Con emozione desidero ricordare il Professor Michele Torre, psichiatra, psicoanalista e già Direttore della Clinica Psichiatrica dell’Università degli Studi di Torino, che ha avuto un ruolo determinante nella mia formazione. L’ho incontrato nel 1983, durante il corso di Clinica Psichiatrica: era un uomo autorevole, carismatico, alto, fiero e severo, e subito compresi che la sua figura avrebbe lasciato un segno profondo nella mia vita.
Le sue lezioni si distinguevano nettamente da quelle tradizionali della Facoltà di Medicina. Il suo linguaggio era denso, colto, non tecnico, filosofico più che clinico.
Parlava di progetto esistenziale, angoscia, adinamia, efferesi — termini che pochi tra noi studenti riuscivano allora a comprendere appieno, ma che risuonavano in me con un’intensità rara, come se contenessero una verità che andava oltre la nosografia e le etichette diagnostiche. La sua psichiatria non era né strettamente biologica né psicoanalitica, ma profondamente filosofica. Proprio per questo, fu capace di risvegliare in me un senso di vocazione autentico e profondo, che ha orientato ogni mia scelta successiva.
Il suo libro Esistenza e progetto. Fondamenti per una psicodinamica rappresenta tuttora per me un punto di riferimento essenziale, non solo nella pratica clinica, ma nel pensare e vivere la psichiatria come una disciplina esistenziale, radicata nella storia dell’individuo, nella sua libertà e nel suo destino.
Il Professor Torre è stato il mio maestro. Oggi, il fatto che l’Aula Magna “Michele Torre” sia ospitata proprio all’interno del Dipartimento di Neuroscienze “Rita Levi Montalcini” dell’Università di Torino assume per me un significato profondo, quasi simbolico. Come se, a distanza di anni, quelle due visioni dell’uomo – il cervello e l’esistenza, il neurone e l’angoscia – continuassero a dialogare nel cuore della formazione medica e psichiatrica torinese.
È un gesto che riconosce non solo il suo valore scientifico e accademico, ma anche l’eredità umana e filosofica che ha saputo trasmettere a chi ha avuto la fortuna di incontrarlo.
Medico specialista in psichiatria, psicoterapeuta e psicoanalista, Fondatore e Direttore della Scuola Superiore in Counseling Filosofico e del Istituto Superiore di Filosofia, Psicologia e Psichiatria.
Ha iniziato ad occuparsi di psicoterapia esistenziale e dei rapporti tra psichiatria e filosofia alla fine degli anni 80, subito dopo la laurea in medicina e chirurgia.
Nel 1998 ha fondato la Scuola Italiana di Psicoterapia Esistenziale (SIPE) e nel 2007 l’Istituto Superiore di Filosofia, Psicologia, Psichiatria (ISFIPP) di cui è attualmente direttore.
Ha studiato e si è perfezionato a Zurigo, Ginevra, Parigi, New York, Boston, Los Angeles.
È autore di una ventina di libri e di un centinaio di articoli su riviste nazionali ed internazionali nel campo della psichiatria, della psicologia e della filosofia.


