Una crisi esistenziale è una fase di profondo disorientamento nella quale la persona mette in discussione il senso della propria vita, la propria identità, i valori, le relazioni o il progetto verso cui si sta dirigendo. Non costituisce di per sé una diagnosi psichiatrica: è una condizione umana che può comparire nei momenti di passaggio, perdita, scelta o trasformazione.
La crisi nasce spesso quando il modo abituale di interpretare la propria esistenza non appare più sufficiente. Ciò che fino a quel momento dava stabilità può perdere forza: un ruolo, un lavoro, una relazione, un ideale, una convinzione o un progetto. La persona si trova allora davanti a una domanda che non può essere risolta soltanto ripristinando l’equilibrio precedente.
Che cosa significa crisi esistenziale?
Il termine crisi indica un passaggio in cui un assetto precedente non funziona più e uno nuovo non è ancora stato costruito. La dimensione esistenziale riguarda invece il rapporto della persona con libertà, scelta, responsabilità, tempo, limite, morte, relazioni e ricerca di significato. Una crisi esistenziale nasce quindi quando questi elementi entrano in tensione e costringono a rivedere il proprio modo di vivere.
Può essere dolorosa proprio perché mette in discussione ciò che era dato per scontato. Allo stesso tempo, non è necessariamente negativa: una crisi può aprire uno spazio di riflessione e rendere possibile un cambiamento che prima non sarebbe stato pensabile.
Le cause più frequenti
Non esiste una causa unica. Le crisi esistenziali possono comparire dopo una perdita, una separazione, una malattia, un cambiamento professionale, un fallimento, il pensionamento, la nascita di un figlio, l’ingresso nell’età adulta, la mezza età o il confronto con l’invecchiamento e la morte. Talvolta emergono anche senza un evento preciso, come risultato di una crescente distanza tra la vita condotta e quella percepita come autentica.
In altri casi la crisi è legata a una scelta. Decidere significa escludere possibilità alternative, assumere responsabilità e accettare che non esistano garanzie assolute. Proprio questa consapevolezza può generare angoscia esistenziale o ansia esistenziale.
Come si manifesta una crisi esistenziale
Una crisi esistenziale non possiede criteri diagnostici autonomi. Può manifestarsi con sensazione di vuoto, perdita di orientamento, dubbi insistenti sulle proprie scelte, difficoltà a immaginare il futuro, percezione di estraneità rispetto alla propria vita, bisogno di cambiare radicalmente, maggiore consapevolezza del tempo che passa o della propria finitezza.
Possono comparire anche ansia, tristezza, irritabilità, insonnia, riduzione della motivazione o difficoltà di concentrazione. Questi sintomi non devono però essere automaticamente attribuiti a una crisi esistenziale: quando sono persistenti, intensi o compromettono significativamente il funzionamento, è necessario valutare la possibile presenza di un disturbo d’ansia, depressivo o di un’altra condizione clinica.
Crisi esistenziale, vuoto esistenziale e depressione
La crisi esistenziale è un processo: descrive una fase in cui il sistema di significati e orientamenti della persona viene destabilizzato. Il vuoto esistenziale indica più specificamente la percezione di mancanza di senso o direzione. La depressione clinica, invece, è una condizione psicopatologica definita da criteri diagnostici e può coinvolgere in modo più ampio umore, energia, interessi, sonno, appetito, cognizione e funzionamento.
Queste condizioni possono sovrapporsi. Una crisi di significato può accompagnarsi a sintomi depressivi, e una depressione può modificare profondamente la percezione del senso della vita. Per questo è importante evitare sia la medicalizzazione automatica di ogni crisi, sia l’interpretazione esclusivamente filosofica di una sofferenza clinicamente rilevante.
La crisi nelle diverse fasi della vita
Le domande esistenziali assumono forme diverse nel corso della vita. Nell’adolescenza e nella prima età adulta riguardano spesso identità, autonomia e scelta del futuro. Nell’età adulta possono emergere nel rapporto tra lavoro, relazioni e realizzazione personale. Nella mezza età diventa più evidente il confronto tra possibilità immaginate e vita effettivamente vissuta. Nella vecchiaia acquistano rilievo il tempo, la memoria, la perdita, il limite e la necessità di ridefinire il proprio progetto.
La crisi non è quindi un’anomalia confinata a una fase precisa: accompagna la possibilità stessa di cambiare. Ciò che varia è il contenuto attraverso cui si manifesta.
La prospettiva dell’Analisi Esistenziale
Nell’Analisi Esistenziale proposta dall’ISFiPP, la crisi è esplorata nel rapporto tra la persona e il proprio mondo: quali valori hanno perso capacità di orientamento, quale progetto si è interrotto, quali scelte sono state rimandate e quali possibilità chiedono di essere riconosciute. L’oggetto dell’indagine è l’esistenza, non un modello prestabilito di funzionamento psicologico. Il dialogo mira a comprendere la visione del mondo della persona, senza imporle dall’esterno uno scopo o un’idea di vita riuscita.
Questo lavoro richiede tempo e non offre formule prestabilite. La funzione dell’analisi è favorire una comprensione più precisa del vissuto, così che il cambiamento non sia una reazione impulsiva alla sofferenza ma possa diventare una scelta più consapevole e coerente.
Crisi e possibilità di cambiamento
Una crisi può condurre a esiti diversi. Può irrigidirsi in una condizione di sofferenza persistente, oppure diventare un momento di revisione del proprio modo di vivere. La possibilità di cambiamento non deriva dal fatto che la crisi sia positiva in sé, ma dalla capacità di comprenderla e di riconoscere le alternative che essa rende visibili.
In questo senso, la crisi può mettere in discussione automatismi, ruoli e convinzioni che fino a quel momento erano stati vissuti come necessari. Può aprire la possibilità di scegliere diversamente, ridefinire un progetto o riconoscere più chiaramente ciò che si considera essenziale.
Da dove cominciare quando manca una direzione
La prima domanda può essere più circoscritta di «che senso ha tutta la mia vita?»: che cosa è cambiato, che cosa non mi corrisponde più e che cosa desidero preservare? Distinguere questi piani può rendere la crisi meno indistinta. È possibile interrogare un ruolo, una relazione o una scelta senza dover negare l’intero percorso precedente.
Un esempio ipotetico: dopo una separazione, una persona si accorge che molte decisioni erano state costruite attorno alla vita di coppia. Il problema non riguarda soltanto l’assenza dell’altro, ma la difficoltà di riconoscere desideri e possibilità propri. La riflessione può partire dalle relazioni che restano, dalle responsabilità concrete e da piccoli progetti praticabili. Una crisi non obbliga a cambiare tutto e non garantisce, di per sé, una crescita.
Il percorso esistenziale e la valutazione clinica
L’Analisi Esistenziale, come percorso filosofico, non formula diagnosi e non sostituisce una psicoterapia o una cura sanitaria. Può offrire uno spazio di ricerca sulle domande dell’esistenza. Quando compaiono sofferenza intensa, sintomi persistenti o difficoltà significative nella vita quotidiana, occorre anche una valutazione da parte di un professionista sanitario. La comprensione esistenziale può affiancare il lavoro clinico, secondo le competenze di chi lo svolge.
Per l’inquadramento delle condizioni cliniche eventualmente associate, si possono consultare le schede dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sui disturbi d’ansia e sulla depressione. Questi riferimenti non trasformano la crisi esistenziale in una diagnosi: aiutano a distinguere piani di comprensione che possono coesistere.
Domande frequenti
La crisi esistenziale è una malattia? No. Non è una diagnosi psichiatrica. Può anche associarsi a condizioni cliniche che richiedono valutazione.
Quanto dura una crisi esistenziale? Non esiste una durata standard. Dipende dall’evento che l’ha innescata, dalla storia personale, dalle risorse disponibili e dalla capacità di costruire un nuovo orientamento.
Come capire se serve un aiuto professionale? È opportuno richiederlo quando la sofferenza è intensa o persistente, quando il funzionamento quotidiano si riduce in modo importante o quando compaiono sintomi clinici significativi, abuso di sostanze, grave disperazione o pensieri di morte.
Il rapporto tra crisi, significato e progetto è approfondito anche in Il senso della vita nell’Analisi Esistenziale.
Approfondire l’Analisi Esistenziale: libro e formazione
Per approfondire i fondamenti di questa prospettiva si può consultare il volume Analisi Esistenziale. Teoria, pratica e clinica di un approccio filosofico ai problemi della vita di Lodovico Berra, pubblicato da ISFiPP Edizioni.
Per chi desidera una formazione strutturata, il Master in Analisi Esistenziale ISFiPP 2027, a Torino e online propone 80 ore articolate in 9 incontri, sotto la direzione del Prof. Lodovico Berra. Le iscrizioni sono aperte fino al 30 novembre 2026. Nella pagina del Master sono disponibili programma, requisiti di accesso e modalità di iscrizione.
Key Takeaways
- La crisi esistenziale è un periodo di disorientamento che provoca la riconsiderazione di vita, identità e valori.
- Può sorgere da eventi come perdita, separazione o cambiamenti significativi nella vita.
- I sintomi includono sensazione di vuoto, dubbi sulle scelte e difficoltà nell’immaginare il futuro.
- Questa crisi può non essere patologica, ma richiede attenzione se persistono sofferenza intensa o sintomi clinici.
- L’Analisi Esistenziale offre un’opportunità di esplorazione delle domande sulla vita senza inseguire soluzioni predefinite.
Medico specialista in psichiatria, psicoterapeuta e psicoanalista, Fondatore e Direttore della Scuola Superiore in Counseling Filosofico e del Istituto Superiore di Filosofia, Psicologia e Psichiatria.
Ha iniziato ad occuparsi di psicoterapia esistenziale e dei rapporti tra psichiatria e filosofia alla fine degli anni 80, subito dopo la laurea in medicina e chirurgia.
Nel 1998 ha fondato la Scuola Italiana di Psicoterapia Esistenziale (SIPE) e nel 2007 l’Istituto Superiore di Filosofia, Psicologia, Psichiatria (ISFIPP) di cui è attualmente direttore.
Ha studiato e si è perfezionato a Zurigo, Ginevra, Parigi, New York, Boston, Los Angeles.
È autore di una ventina di libri e di un centinaio di articoli su riviste nazionali ed internazionali nel campo della psichiatria, della psicologia e della filosofia.








