Ognuno di noi si trova, presto o tardi, a porsi domande sul senso della propria vita. Le sfide di ogni giorno ci mettono alla prova e ci spingono a cercare il significato profondo delle relazioni che intessiamo e delle attività che svolgiamo. Il counselor filosofico offre uno spazio sicuro in cui esplorare la comprensione di sé con gli strumenti della filosofia.
In sintesi: il counselor filosofico è un professionista della relazione d’aiuto che, attraverso il dialogo e la riflessione filosofica, accompagna la persona nell’affrontare domande di senso, scelte difficili e crisi esistenziali. Non fa diagnosi né psicoterapia: lavora su convinzioni, valori e significati, non su sintomi o disturbi.
Cosa fa il counselor filosofico
Il counselor filosofico aiuta chi desidera dare un senso alla propria vita e ritrovare equilibrio a partire dalle proprie risorse personali. Le sue attività principali sono cinque:
- Promuovere la crescita personale, sviluppando una maggiore consapevolezza di sé e delle proprie prospettive.
- Orientare nelle scelte di vita, aiutando a costruire una visione più chiara delle mete che ci si prefigge.
- Offrire sostegno nei momenti di riflessione intensa, accogliendo le emozioni che emergono quando si affrontano questioni esistenziali.
- Guidare la riflessione filosofica, esplorando le implicazioni delle convinzioni che orientano le decisioni e aiutando a superare i limiti che spesso ci poniamo da soli.
- Esaminare idee e valori, per ampliare le prospettive e costruire nuove visioni del mondo.
Il counselor filosofico non fa terapia: si concentra sugli aspetti filosofici e sulle domande di senso all’interno di una relazione d’aiuto paritaria, in cui non è l’esperto che “cura” ma un interlocutore che pone domande, ascolta e aiuta a pensare con chiarezza. Per la storia della disciplina e la distinzione dalla consulenza filosofica, si veda l’approfondimento counselor filosofico: ruolo, metodo e differenze con la consulenza filosofica.
Quando rivolgersi a un counselor filosofico
Non esiste una risposta valida per tutti, perché il counseling filosofico non è un approccio clinico. Ci sono però situazioni ricorrenti in cui può essere utile:
- Esplorazione personale: comprendere meglio sé stessi, i propri valori, le proprie convinzioni e la propria identità.
- Lutto e angoscia di morte: la perdita di una persona cara o una diagnosi grave sollevano domande profonde sulla morte e sul significato della vita.
- Cambiamenti e stress esistenziale: trasferimenti, separazioni, cambi di lavoro o di ruolo possono mettere in discussione il proprio posto nel mondo.
- Dilemmi etici e morali: decisioni complesse, come quelle che riguardano il fine vita o la genitorialità.
- Crisi esistenziali: momenti di incertezza o di dubbio profondo sul proprio scopo.
- Interesse per la filosofia: il desiderio di applicare il pensiero filosofico alla propria vita.
Quando invece serve un altro professionista. Se compaiono sintomi persistenti come insonnia, ansia invalidante, umore depresso per settimane, attacchi di panico o pensieri di farsi del male, la figura di riferimento è lo psicologo, lo psicoterapeuta o il medico. Un counselor filosofico serio riconosce questi limiti e, quando necessario, invia la persona allo specialista.
Il counselor filosofico nel lutto e nel fine vita
La perdita di una persona cara, o la consapevolezza di essere vicini alla fine della propria vita, possono scuotere le fondamenta dell’esistenza. Il contatto con la morte, come mostra la death education, solleva domande sulla natura stessa della vita.
In questo contesto il counselor filosofico aiuta a dare parola al dolore e a cercare un significato dentro l’esperienza della perdita, lavorando su concetti come la finitudine, il destino, il tempo e la spiritualità. Offre ascolto empatico e una guida paziente, che può ridurre il senso di isolamento e favorire una comprensione più profonda di sé. Sul tema si veda anche l’angoscia di morte come occasione per comprendere la vita. Quando il lutto diventa complicato, con sintomi che durano a lungo e impediscono la vita quotidiana, è opportuno affiancare un supporto psicologico.
Che metodo usa il counseling filosofico
Il counseling filosofico usa gli strumenti della tradizione filosofica, come l’etica, l’ontologia, l’epistemologia e la metafisica, per esaminare convinzioni, valori e visioni del mondo. Tra i metodi più usati:
- Il dialogo socratico, che attraverso domande mirate fa emergere ciò che la persona già sa ma non ha ancora messo a fuoco.
- L’analisi fenomenologica, che descrive l’esperienza vissuta così come appare, prima di interpretarla.
- L’ermeneutica, che lavora sull’interpretazione dei racconti e dei significati che diamo agli eventi.
Per un approfondimento su questi strumenti si veda pratiche filosofiche nel counseling: metodo, dialogo socratico e fenomenologia.
La frequenza degli incontri dipende dagli obiettivi e dalla complessità delle questioni: per alcune persone bastano poche sessioni, altre scelgono un percorso più lungo con incontri regolari. Prima di iniziare è utile un colloquio conoscitivo, per capire se l’approccio è adatto e se ci si sente a proprio agio nel lavorare insieme.
Come si svolge una seduta di counseling filosofico
Ogni seduta è personalizzata, e le prime sono diverse da quelle successive. Un percorso completo attraversa in genere sette fasi, distribuite su più incontri:
- Accoglienza. Ci si presenta e si costruisce un rapporto di fiducia in cui esprimere liberamente pensieri ed emozioni.
- Definizione delle questioni e degli obiettivi. Mettere a fuoco ciò che si vuole affrontare orienta il lavoro delle sessioni successive.
- Riflessione e dialogo filosofico. È il cuore dell’incontro: attraverso domande e discussione si guardano le situazioni da un punto di vista filosofico, esplorando temi come la vita, la morte, l’identità, la libertà e il senso dell’esistenza.
- Analisi delle convinzioni. Si esaminano valori e presupposti che guidano le proprie scelte, per acquisire consapevolezza.
- Esplorazione delle possibilità. Si chiariscono le risorse a disposizione per affrontare le sfide.
- Sintesi. Si riassumono le idee emerse, le scoperte fatte e le possibili azioni, fissando gli obiettivi per gli incontri futuri.
- Chiusura. La sessione termina con lo spazio per domande e riscontri.
Counselor filosofico, psicologo e psicoterapeuta: le differenze
Tutte e tre le figure offrono sostegno e promuovono il benessere, ma differiscono per approccio, formazione e obiettivi. In Italia la distinzione è anche normativa.
| Counselor filosofico | Psicologo | Psicoterapeuta | |
|---|---|---|---|
| Approccio | Riflessione e dialogo filosofico su questioni esistenziali e morali | Metodi scientifici della psicologia per valutare e sostenere il benessere psichico | Trattamento strutturato dei disturbi psichici e dei problemi emotivi |
| Formazione in Italia | Formazione specifica in counseling filosofico, di norma triennale | Laurea magistrale in psicologia, tirocinio, esame di Stato e iscrizione all’Albo | Psicologo o medico con specializzazione quadriennale in psicoterapia |
| Diagnosi e terapia | No | Sì, diagnosi e sostegno psicologico | Sì, diagnosi e psicoterapia |
| Quadro normativo | Professione non organizzata in ordini o collegi (Legge 4/2013) | Professione sanitaria regolata (Legge 56/1989) | Attività riservata (Legge 56/1989) |
Il counselor filosofico non usa modelli psicologici: attinge a un patrimonio filosofico che ha oltre due millenni di storia, a fronte di poco più di un secolo di psicologia scientifica. Propone una relazione d’aiuto che stimola processi decisionali e di chiarificazione, in risposta a domande specifiche dell’esistenza. La scelta tra queste figure dipende dalle proprie esigenze: chi attraversa una sofferenza clinica ha bisogno di uno psicologo o di uno psicoterapeuta; chi cerca orientamento, senso e chiarezza di pensiero può trovare nel counselor filosofico l’interlocutore adatto.
Come si diventa counselor filosofico
Il counseling filosofico nasce in Germania all’inizio degli anni Ottanta, quando Gerd B. Achenbach apre il primo studio di pratica filosofica; in Italia si sviluppa dagli anni Novanta. La Scuola Superiore di Counseling Filosofico (SSCF), fondata a Torino nel 1999, è la prima scuola italiana interamente dedicata al counseling filosofico e alle pratiche filosofiche. Per diventare counselor filosofico serve un percorso di formazione specifico che unisca teoria filosofica, metodologia del colloquio, formazione personale e supervisione: è la struttura del Master in Counseling Filosofico di ISFiPP e SSCF, triennale, a Torino e online.
Domande frequenti sul counselor filosofico
Il counselor filosofico fa terapia?
No. Il counselor filosofico non fa diagnosi né psicoterapia. Lavora con il dialogo filosofico su domande di senso, scelte e crisi esistenziali. In presenza di sintomi o disturbi psichici la figura di riferimento è lo psicologo o lo psicoterapeuta.
Quante sedute di counseling filosofico servono?
Dipende dagli obiettivi. Alcune persone traggono beneficio da poche sessioni dedicate a una questione precisa, altre scelgono un percorso con incontri regolari. Il numero si definisce insieme al counselor dopo il primo colloquio.
Bisogna conoscere la filosofia per rivolgersi a un counselor filosofico?
No. È il counselor a portare gli strumenti della filosofia nel dialogo. Alla persona basta il desiderio di riflettere sulla propria situazione.
Counseling filosofico e consulenza filosofica sono la stessa cosa?
Sono attività vicine ma non uguali. La consulenza filosofica tende a concentrarsi su questioni specifiche, mentre il counseling filosofico mette al centro la relazione d’aiuto e il percorso personale. La distinzione è approfondita nell’articolo counselor filosofico: ruolo, metodo e differenze con la consulenza filosofica.
Il counselor filosofico è una professione riconosciuta in Italia?
Il counseling rientra tra le professioni non organizzate in ordini o collegi, disciplinate dalla Legge 4/2013. Non è una professione sanitaria e non può svolgere attività riservate a psicologi e psicoterapeuti.
Fonti e riferimenti
- Legge 14 gennaio 2013, n. 4, Disposizioni in materia di professioni non organizzate.
- Legge 18 febbraio 1989, n. 56, Ordinamento della professione di psicologo.
- Gerd B. Achenbach, fondatore della Philosophische Praxis e della Gesellschaft für Philosophische Praxis.
- Lou Marinoff, Platone è meglio del Prozac.
Nel 2007, la fondazione dell’Istituto Superiore di Filosofia, Psicologia, Psichiatria (ISFiPP) ha ulteriormente consolidato l’integrazione tra queste discipline. Come socio fondatore di IUSTO, l’Istituto Universitario Salesiano Torino Rebaudengo, l’ISFiPP è l’unica istituzione in Italia a promuovere attivamente il dialogo e la collaborazione tra filosofia, psicologia e psichiatria, intrecciando aspetti umanistici e scientifici in un reciproco potenziamento.
Grazie al contributo delle diverse componenti del team, la Redazione SSCF & ISFiPP cura le molteplici aree di comunicazione dell’Istituto: scouting e produzione di contenuti editoriali e scientifici, redazione di news e articoli, cura editoriale delle pubblicazioni (Dasein Journal, ISFiPP Edizioni), organizzazione di eventi e convegni, gestione del sito web e dei canali social istituzionali, redazione e pubblicazione di newsletter, supporto alle relazioni istituzionali.
La Redazione si relaziona con tutti i principali stakeholder (studenti, docenti, comunità clinica e di ricerca, territorio) al fine di supportare e potenziare la comunicazione (interna ed esterna) delle iniziative relative a formazione, ricerca e divulgazione del counseling filosofico e dell’analisi esistenziale, della psicofarmacologia e psichiatria.











