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Oltre Carl Rogers: I Limiti della Terapia Centrata sulla Persona

Carl Rogers ha posto al centro della psicologia umanistica empatia, accettazione e autenticità della relazione. L’articolo ne riconosce il valore storico ma ne discute i limiti di fronte alle crisi contemporanee di senso, mettendo a confronto l’approccio centrato sulla persona con una prospettiva esistenziale più attenta a libertà, responsabilità e significato.

Oltre Carl Rogers: I Limiti della Terapia Centrata sulla Persona

Psicologia umanistica · Analisi esistenziale · Formazione ISFIPP

Carl Rogers ha rivoluzionato la psicoterapia. Ma il mondo del 2026 — frammentato, privo di senso, ansioso di profondità — chiede qualcosa di più radicale. Il nuovo libro di Lodovico Berra ci indica la strada.

C’è un momento, nella vita di molte persone, in cui sentirsi ascoltati non basta più. Il problema non è l’assenza di empatia — è qualcosa di più: la mancanza di un perché. Ed è esattamente lì, in quel vuoto, che la psicologia umanistica classica mostra i suoi limiti e l’analisi esistenziale comincia.

Carl Rogers ha regalato alla psicoterapia uno dei contributi più preziosi del Novecento: la certezza che la qualità della relazione conta più di qualsiasi tecnica. La sua triade — empatia, accettazione incondizionata, congruenza — rimane una pietra miliare. Ma ogni grande pensiero è figlio del suo tempo. E il tempo è cambiato.

La mente non è una macchina che si possa modificare attraverso semplici mezzi, inganni o espedienti psichici o chimici. […] Modificare una mente richiede tempo, costanza, dedizione, tenacia, resistenza.

— Lodovico Berra, Analisi Esistenziale. Teoria, Pratica e Clinica (ISFiPP edizioni, 2026)

È con questa lucidità — quasi austera — che Berra apre il suo testo: niente scorciatoie, niente protocolli rapidi, nessuna promessa di guarigioni miracolose. Una sobrietà intellettuale che stride volutamente con la cultura della gratificazione immediata che pervade tutto, compresa la psicologia contemporanea.

Rogers: un gigante con i piedi nel Novecento

Sarebbe ingeneroso dire che Rogers è “sbagliato”. Sarebbe più preciso dire che il suo approccio era ideale per un’epoca — gli anni Cinquanta e Sessanta americani — in cui il problema psicologico dominante era l’inautenticità indotta dalla pressione sociale, il conformismo, la mancanza di un ascolto autentico. Rogers rispondeva a quella domanda con una risposta geniale: ti ascolto, ti accetto, ti credo capace di crescere.

Ma il paziente del 2026 — quello che arriva in studio dopo anni di mindfulness-app, letture sulla resilienza, un lavoro ragionevole e relazioni accettabili, eppure si sente profondamente vuoto — non ha bisogno solo di essere accolto. Ha bisogno di dare un nome all’angoscia che sente, e che non è sintomo. Ha bisogno di capire cosa sta chiedendo la sua esistenza.

Rogers — cosa offre

Relazione
La relazione terapeutica come agente di cambiamento. La tendenza attualizzante si esprime quando il paziente si sente davvero accolto.

Presente
Focus sul vissuto immediato. Il qui-e-ora della relazione è il luogo del cambiamento.

Fiducia
Fede profonda nel potenziale umano. La persona guarisce se qualcuno la accetta incondizionatamente.

Limite
Non interroga il perché dell’esistenza. La domanda di senso, la morte, l’angoscia ontologica restano sullo sfondo.

Lodovico Berra / analisi esistenziale — cosa aggiunge

Esistenza
La sofferenza è crisi di senso prima ancora che crisi relazionale. Serve un orizzonte di significato, non solo uno spazio sicuro.

Totalità
Passato, futuro, corpo, morte, libertà: l’analisi attraversa tutta la struttura del Dasein, non solo il momento presente.

Filosofia
L’atteggiamento filosofico è una modalità di presenza costitutiva — non un ornamento teorico.

Profondità
L’analista come alchimista: non solo tecnico della relazione, ma essere umano che si mette in gioco e viene trasformato dall’incontro.

Il nodo dell’angoscia: sintomo o sentimento rivelatore?

Qui sta il punto di svolta più importante. Per Rogers, l’angoscia è un segnale che qualcosa nella relazione con sé stessi non funziona — e la terapia aiuta a scioglierla. Per l’analisi esistenziale di Berra, l’angoscia è qualcosa di radicalmente diverso.

Accade qualcosa — una crisi, una perdita, una malattia, un improvviso sentimento di angoscia — che in questa prospettiva non è solo un sintomo da sedare. È un sentimento rivelatore che dischiude la struttura profonda della nostra condizione: siamo possibilità, progetto, apertura e limite insieme.”

— Lodovico Berra, Analisi Esistenziale (2026)

Quella frase cambia tutto. Se l’angoscia non è un errore del sistema ma un messaggero, il compito del terapeuta non è sopprimerla quanto prima: è comprenderla, abitarla insieme al paziente, lasciarle fare il suo lavoro rivelatore. È un capovolgimento della logica biomedica, e anche di molta psicologia cognitivo-comportamentale.

Berra lo dice senza giri di parole: l’azione sulla serotonina, il protocollo standardizzato, persino la risposta empatica rogersiana — tutti strumenti parziali, se non sono radicati in una comprensione più profonda di chi è quella persona davanti a noi, e di cosa sta chiedendo la sua esistenza.

Il punto critico, detto chiaramente

Rogers ha portato l’ascolto in psicoterapia. Berra e l’analisi esistenziale portano la domanda. Non solo “come stai?” ma “come abiti il tuo mondo?”. Non “cosa senti?” ma “cosa chiede la tua esistenza?”. È il salto dalla psicologia alla filosofia vissuta — e per moltissime persone oggi, è esattamente il salto di cui hanno bisogno.

L’analista come persona: la formazione che cambia tutto

C’è un altro punto in cui Berra supera la tradizione rogersiana in modo significativo: la formazione del terapeuta. Rogers insisteva sulla congruenza — l’autenticità del clinico come condizione della relazione. Ma era un concetto relativamente contenuto nel perimetro professionale.

“Titoli accademici, abilitazioni professionali e certificazioni, pur rappresentando una base imprescindibile, non sono di per sé sufficienti a qualificare un valido terapeuta. La vera formazione dell’analista risiede nella sua evoluzione personale, nella capacità di lavorare su di sé in modo continuo e critico.”

— Lodovico Berra, Analisi Esistenziale (2026)

Per Berra, l’analista è lo strumento terapeutico fondamentale — non la tecnica, non il metodo, ma la persona. La sua maturità, la sua capacità di tollerare l’incertezza, la sua disponibilità ad essere trasformato dall’incontro. Questa visione ha conseguenze profonde su come si costruisce una formazione seria in psicoterapia esistenziale.

Formazione ISFIPP — Torino

Master in Analisi Esistenziale

Nato esattamente da questa visione: non formare tecnici della relazione, ma clinici capaci di presenza autentica. Un percorso che unisce rigore filosofico, pratica clinica e lavoro su di sé — per chi vuole andare oltre i protocolli standardizzati e portare la profondità esistenziale nel proprio lavoro.

  • Fondamento filosofico — Husserl, Heidegger, Jaspers, Binswanger, Frankl — le radici del metodo
  • Pratica clinica — Setting, empatia, intersoggettività, transfert-controtransfert
  • Supervisione casi — 10 crediti CPD per il Registro Analisti Esistenziali ISFIPP
  • Modalità flessibile — Presenza a Torino + opzione diretta online
  • A chi si rivolge — Psicoterapeuti, psicologi, medici, counselor e cultori della materia
  • Direttore — Prof. Lodovico Berra — psichiatra, psicoterapeuta esistenziale

Conclusione: non contro Rogers, oltre Rogers

Sarebbe sbagliato leggere questo confronto come una condanna. Carl Rogers resta un punto di riferimento imprescindibile — e la sua intuizione sulla qualità della relazione terapeutica è oggi confermata da decenni di ricerche sull’alleanza terapeutica. Ma un’intuizione giusta non è sempre sufficiente.

Il mondo del 2026 è pieno di persone che non soffrono di una diagnosi, ma di una domanda irrisolta. Persone che non hanno bisogno di essere “riparate”, ma di capire come abitare la propria vita con autenticità, nonostante — o attraverso — la sua irriducibile fragilità.

“L’esistenza è fragile, attraversata da crisi inevitabili, ma è anche apertura, libertà, possibilità. Questo libro è un invito a non sottrarsi a tale tensione, a non anestetizzare l’angoscia troppo in fretta, a non ridurre la sofferenza a un errore di sistema.”

— Lodovico Berra, Analisi Esistenziale (2026) — dall’Introduzione

Ecco perché l’analisi esistenziale proposta da Lodovico Berra e praticata nell’ISFIPP non è solo un’alternativa accademica alla tradizione rogersiana. È una risposta culturale alla crisi di senso del nostro tempo. Ed è per questo che vale la pena studiarla — e soprattutto, viverla.

Riferimenti: Lodovico Berra, Analisi Esistenziale. Teoria, Pratica e Clinica di un approccio filosofico ai problemi della vita, ISFiPP edizioni, Torino 2026 (ISBN 9788894672084). Carl Rogers, Client-Centered Therapy, Houghton Mifflin, 1951. Sito ISFIPP: isfipp.org

Per inquadrare il confronto con Rogers all’interno della struttura teorica dell’approccio, vedi Analisi Esistenziale: principi, soggettività e relazione analitica.

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